#Benvenuto, questo è il portale dei giovani del Movimento per la Vita italiano.

Se sei uno studente delle scuole superiori o dell'università puoi partecipare al 28° Concorso Europeo. Racconta la esperienza, fai valere le tue idee e diventa protagonista: essere figli, una sfida un'avventura!

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Giornata per la Vita: essere creativi!

La giornata per la vita, celebrata in Italia il primo febbraio è stata preceduta dalla grande marcia dei prolife che hanno invaso pacificamente Washington anche se nessun tg ha riportato la notizia: segno che l’argomento divide ma che le coscienze non sono assopite. La Marcia si ripete annualmente con numeri crescenti dal 1974, quando fu legalizzato l’aborto negli USA. Il diritto alla vita è inviolabile, lo affermano le migliaia di manifestanti negli Stati Uniti e lo ribadisce anche Papa Francesco che dal suo account twitter ha salutato i partecipanti così: “Ogni vita è un dono”.

L’attenzione di Francesco sul tema è costante, nonostante le strumentalizzazioni della stampa nostrana: a chi continua a proporre l’aborto come diritto e soluzione ai problemi sociali il papa ha rimproverato che non sono le famiglie numerose la causa della povertà, bensì “un sistema economico che ha tolto la persona dal centro e vi ha posto il dio denaro".
Anche l’attenzione della Conferenza dei Vescovi Italiana è alta. La CEI nel suo messaggio per la 37° edizione ha rinnovato l’invito “a farci servitori di ciò che “è seminato nella debolezza” (1Cor 15,43), dei piccoli e degli anziani, e di ogni uomo e ogni donna, per i quali va riconosciuto e tutelato il diritto primordiale alla vita”.

La Chiesa ricorda che “la solidarietà verso la vita – accanto a queste strade e alla lodevole opera di tante associazioni – può aprirsi anche a forme nuove e creative di generosità”.
È quanto ricorda il presidente del Movimento per la Vita Italiano intervistato da Avvenire: “la nostra esperienza ci dice che il comune denominatore dell’aborto è quasi sempre la solitudine. Bisogna risvegliare il naturale coraggio e l’istinto di accoglienza della donna. Ma, certo, non bastano le parole. Occorre una efficace condivisione delle difficoltà in un contesto di durevole affettuosa amicizia. Questo può essere fatto principalmente dal volontariato. I risultati ci sono”.

Nell’ultimo anno il MPV grazie a oltre duecento Centri di aiuto alla vita in tutta Italia ha aiutato a nascere 10.291 bambini su cui pendeva un rischio di aborto! Numerosi gli appuntamenti del Movimento per la Vita  per sostenere questa azione di volontariato e ricordare il valore inviolabile della vita sin dal concepimento. Una buona occasione per fare la scelta giusta: diventare volontari e salvare la vita di un bambino e sostenere la sua famiglia!

Concorso europeo: condivisione e confronto.

Oggi Enrica ci racconta i suoi giorni da vincitrice del Concorso Europeo e la scoperta del volontariato del Movimento per la Vita Italiano.


Strasburgo: città ricca di bei colori e sentimenti, così rimarrà impressa nel mio cuore e nella mia memoria. Vincere il concorso per me è stata una grande gioia perché l'idea di viaggiare mi ha sempre emozionata. Ancor di più stavolta, perché non si trattava di una vacanza ma di un viaggio che io chiamo "di condivisione" , infatti lo scopo di esso era proprio quello di condividere i pareri di tanti ragazzi provenienti da tutta Italia riguardo il matrimonio (tema centrale del concorso del 2014).
L'impatto sicuramente è stato molto forte fin dall'inizio: in pullman abbiamo visto un film riguardante l'aborto che ha permesso l'apertura di una discussione su questa tematica, anche con gli interventi dei membri del CAV. 

Da quel momento in poi, ogni giorno bisognava impegnarsi per esprimere il proprio pensiero riguardo la vita, il matrimonio, l'aborto e via dicendo. Sicuramente è stato un grande onore per me poter visitare il Parlamento Europeo e assistere a una seduta, ma è stata altrettanto istruttiva la discussione con i compagni del mio gruppo nel momento in cui bisognava decidere quale emendamento sul matrimonio modificare o integrare. La cosa più bella è stata poter conoscere i pareri dei miei compagni a riguardo, anche perché, come in ogni assemblea che si rispetti, vi erano opinioni molto spesso contrastanti, ma alla fine si è giunti a un accordo.

Il movimento per la vita sicuramente è a mio parere un'organizzazione molto utile al giorno d'oggi, soprattutto a livello morale per tutte quelle mamme che devono decidere la sorte della gravidanza, che cambierà la loro vita in ogni caso, sia con l'interruzione che con il proseguimento di essa. Di certo diventare genitore non è una cosa facile, soprattutto quando si è soli o quando non si hanno le risorse economiche per poter far crescere in salute il proprio bambino, ma è ancora più difficile a mio parere, continuare la propria vita con la consapevolezza che il bambino che poco tempo prima si aveva in grembo, non tornerà più, se si opta per l'interruzione della gravidanza.

Considerando il lato "divertente" dell'esperienza, ho trovato, anche se in soli quattro giorni, molto di più rispetto allo shopping e ai souvenir: l'amicizia. Conoscere nuove persone molto spesso porta il doversi confrontare con degli sconosciuti che pian piano diventano parte della tua vita, o per meglio dire, del tuo cuore. Ringrazio tutti coloro che, anche se non ho conosciuto a fondo, mi hanno regalato un sorriso o una risata, ma ringrazio ancor di più il mio gruppo che ho potuto conoscere meglio durante l'esperienza. Tutto ciò che ho vissuto con loro, è congelato per sempre negli scatti della mia macchina fotografica.


Enrica Concas (Sardegna)

“Movimentati” per la vita.


Enrico ci racconta la sua esperienza da vincitore del Concorso Europeo e perchè partecipare alla prossima edizione.

Quando fui avvisato di aver vinto il concorso europeo per l’edizione 2013-14, ad agosto, ero in vacanza. Candidamente adagiato su una sedia a sdraio, stavo contemplando il soave fruscio del mare, riparato dai raggi grazie a due enormi pini: mai mi sarei aspettato un tale annuncio. Durante il pentamestre di attesa, ero praticamente turbato dalla sola idea di dover andare all’estero: inizialmente perché temevo l’aereo, che pensavo fosse il mezzo di viaggio, in seguito perché terrorizzato dal focolare terroristico divampato in Francia a pochi giorni dalla nostra partenza. A ciò si sommarono lo sconforto per le temperature gelide, lecitamente immaginabili da un irpino come me per una città dell’Europa centrale in pieno inverno, e le remore per dover saltare, nel mezzo dell’anno scolastico, cinque giorni di scuola (non per desiderio viscerale di andarvi ma, per una questione di continuità). Detto in tutta onestà: quel tema lo avevo svolto per raggiungere il massimo dei crediti a scuola.

Quando approdammo a Roma, di ritorno da Strasburgo, ero quanto mai rattristato, deluso per la brevità del pernottamento e bramoso di restare con alcuni degli amici che più ho adorato nella vita mia, fin troppo compiaciuto del lavoro che avevamo svolto. Cosa sarà mai accaduto perché un pezzo di granito come me mutasse radicalmente atteggiamento?

Nulla di sconvolgente. Ho conosciuto e vissuto, per alcuni giorni (spero non siano gli unici) una delle realtà sociali più ammirevoli e coerentemente attive, presenti nella nostra Italia: trattasi del “Movimento per la vita”, per le cui tante attività e finalità ti rimando al sito. La mia esperienza sul concorso europeo, da esso organizzato, dal momento in cui l’insegnante referente mi ha consegnato il bando sino all’ultima fase a Strasburgo, con l’approvazione del documento finale, è stata meravigliosamente significativa. Voglio condividere con te due brevi riflessioni per incoraggiarti a partecipare.

1) La bioetica, pane del movimento, è sovente considerata come un oceano di precetti su cui i moralisti (soprattutto se di ispirazione cristiana) costruiscono aulici discorsi intrinsecamente incompatibili con la realtà stessa di cui si occupano. Questo concorso mi ha dimostrato fattivamente il contrario. Ognuno di noi, a partire da me e da te, è chiamato a riflettere su temi di improrogabile urgenza nel nostro presente, e lo deve fare con onestà intellettuale, poiché determinati valori (“non negoziabili”, come li chiamò il nostro papa emerito) di fatto sono validi oltre ogni credo e ideologia, scientificamente e filosoficamente inconfutabili, essendo ordinati alla dignità dell’uomo. Se è vero che, per l’ideologia del consumo e della falsa libertà, “non c’è alleato più prezioso di un nemico cretino”, per dirla con Indro Montanelli, conoscere, riflettere ed agire per tali valori è indispensabile: il concorso europeo me ne ha dato e te ne da la possibilità.

2) A Strasburgo, oltre a visitare in lungo ed in largo la città e le istituzioni europee, abbiamo emendato ed approvato un documento sul tema del concorso, simulando una seduta parlamentare. Questa esperienza mi ha davvero portato a riflettere su una questione, tradizionalmente sollevata dagli oratori di turno in cerca di consensi, ma oggettivamente estranea (purtroppo) alla logica politica e sociale del nostro tempo: la libertà di pensiero ed espressione. Ogni idea deve poter essere ascoltata e confrontata con le altre, purché formulata senza pregiudizi, poiché se l’obiettivo di tutti è il bene comune, nessuno può essere sostituito da altri nella sua realizzazione. Per fare un esempio, ancora ora sono in disaccordo su alcuni punti del documento finale: tuttavia, la previa riflessione di gruppo sull’articolo da emendare, il ricco scambio di idee tra appartenenti a diverse realtà regionali, la leale disponibilità ad ascoltarsi reciprocamente comparando le diverse posizioni (pur conservando ognuno la propria) mi hanno convinto che la vera protagonista del concorso è stata quella responsabilità con la quale, mentre si intessevano da un lato profonde amicizie, ogni ragazzo era chiamato dall’altro a “scontrarsi” con esse dando voce al proprio pensiero per mezzo di un documento che, speriamo, sveglierà la coscienza di chi governa l’Europa e i suoi stati.

Non vado oltre: il concorso europeo per me è stato questo, ed è stato tanto più bello se penso che, forse per la prima volta in assoluto, la mia persona riservata ed austera ha lasciato spazio ad amicizie sincere e calorose, per le quali il mio cuore ancora adesso, mentre detta alle mani questi pochi appunti, sente una forte nostalgia. Rido se penso che, come ti dicevo, all’inizio non volevo neppure partire. Se mi chiedi perché partecipare, magari perdendo un po’ di tempo da dedicare allo studio, ti invito a leggere la prima riflessione; se vuoi sapere a cosa possa servire andare a Strasburgo, guardati la seconda. Ma se sei in dubbio sull’opportunità di prendervi parte, ti rispondo nettamente: buttati con il cuore in questa esperienza, “movimèntati” per la vita… insomma, VEDI DI MUOVERTI!!!

Enrico Venezia

PS: Se sei della Campania, come me, due cose: viaggia con il pigiama e soprattutto preparati canzoni napoletane da cantarsi a tutta forza nel pullman!!!



Essere bambini: un diritto spesso negato

Vi faccio un invito: “Amate l'essere di ogni bambino, amate le loro domande, i loro scherzi e i loro pianti!”.Nessun adulto deve spezzare queste meraviglie, tutti noi nel nostro piccolo dovremmo cambiare qualcosa, fermare le violenze fisiche e psicologiche che i bambini subiscono.

Si pensi, ad esempio, alla notizia di qualche giorno fa sui concorsi di bellezza per bambine. Sono tante le domande che sorgono mentre leggiamo di questa infanzia rubata. In primo luogo, vengono alla mente domande sui nostri valori come società: nella vita vale solo la bellezza fisica? Chi nasce "femmina" ha la condanna di essere giudicata solo per i vestiti che indossa e il suo corpo ?
Questa per me è violenza!

Io credo fortemente che ogni creatura nasca per cercare la propria strada, non sarà facile ma tutti hanno il diritto ad essere felici e soprattutto rispettati.
Per trovare la propria giusta strada, i bambini hanno bisogno di fare esperienze, correre, parlare dei loro pensieri (anche se per gli adulti possono risultare banali), disegnare e colorare, ridere tanto  e soprattutto hanno bisogno d'amore  incondizionato.

Amore incondizionato non significa viziare i bambini, significa dare anche delle regole preoccuparsi che non veda la scuola come una galera ma come una avventura nuova ogni giorno, una crescita positiva. I diritti dei bambini spesso ci sfuggono, ci sfugge l'importanza della famiglia, dell'educazione e soprattutto ci sfugge il valore della Vita.

La libertà di vivere l'infanzia senza abusi, senza l'obbligo di diventare  grandi troppo presto...  per questo dobbiamo lottare insieme per vincere.
Per finire ricordatevi che tutti noi abbiamo bisogno, ogni tanto, di sentirci bambini ed è facile diventare genitori ma è difficile non ferire l'anima di un bambino.
Xenia

I bambini e il talco di Pollon.

Quando l'amore fa notizia: l'ordinaria fiducia nell'altro e un incontro inatteso ad alta quota.


Devo dire la verità, tutta la verità. All’inizio la notizia mi ha un po’ infastidita. La domanda era: davvero viviamo in una società in cui l’amore fa notizia? Eppure dovrebbe essere naturale. Dovrebbe essere normale che un uomo non si lamenti di una bambina autistica ma anzi la faccia giocare… poi ho messo da parte lo spirito iper critico che mi contraddistingue (purtroppo) e mi sono goduta appieno la bellezza dell’essere umano.

Questa settimana, diversi giornali, hanno riportato la notizia di Shannel, la mamma di Kate, una bimba autistica, che ha scritto una lettera al vicino di posto in aereo per ringraziarlo delle attenzioni che ha regalto a Kate.

La lettera inizia così: “Caro papà del sedile 16C”… è già questa cosa mi commuove. Sarà che sono un’inguaribile romatica ma 1. La donna scrive una lettera. Non una mail o un sms. Una vecchia e dolce lettera, in cui può dilungarsi nelle spiegazioni, in cui può manifestare I suoi sentimenti senza avere paura di essere troppo lunga. 2. La lettera è indirizzata a uno sconosciuto. In un mondo dominato dalla paura dell’altro, una donna scrive (i suoi sentimenti) a una persona che non conosce. Sì, l’umanità è proprio bella quando si mostra nel suo lato più fragile e sensibile, l’unico nel quale ognuno sii può riconoscere e l’unico che permette a propria volta di aprirsi senza reserve.
È doveroso e piacevole, riportare il testo in alcune suoi parti, senza commenti.

"Caro Papà,
Non so il tuo nome, ma mia figlia Kate ti ha chiamato "papà" per l'intera durata del nostro viaggio la settimana scorsa e tu non l'hai mai corretta. Infatti, non ti sei tirato indietro perché probabilmente potevi capire che lei non ti stava davvero confondendo con suo padre, ma stava testando la sua fiducia nei tuoi confronti. Se ti ha chiamato così, vuol dire che ha pensato che potevate andare d'accordo.

[…]Ho visto molte donne dall'aspetto rassicurante a bordo e ho sperato che fosse una di queste a occupare quel posto, ma tutte procedevano oltre. Per un attimo ho pensato che sarebbe potuto rimanere vuoto, ma poi ti ci sei seduto con la tua borsa e i tuoi documenti dall'aria importante e io ho avuto una visione, quella di Kate che rovesciava dell'acqua su questi contratti da milioni di dollari, questi atti immobiliari, o di qualunque cosa si trattasse. Quando ti sei seduto, Kate ha cominciato a strofinarsi sulle tue braccia. Le maniche della giacca erano morbide e le piaceva quella sensazione. Le hai sorriso e lei ti ha detto: "Ciao papà, questa è la mia mamma". Poi l'hai conquistata.
Avresti potuto sentirti a disagio su quel sedile. Avresti potuto ignorarla. Avresti potuto farmi uno di quei sorrisi che tanto disprezzo, quelli che significano "Gestisca vostra figlia, per favore". Invece non hai fatto niente di tutto ciò. Hai cominciato a chiacchierare con Kate, facendole quelle domande sulle sue Tartarughe Ninja. Lei non poteva risponderti davvero, ma l'hai fatta così innamorare, che manteneva il contatto visivo e l'attenzione sulla tua voce. Guardavo e sorridevo. Ho cercato anche di farti qualche domanda per distrarla, ma tu non volevi distrarti.
Kate: (dopo aver notato che avevi un iPad): È il computer di papà?
Tu: Si, è il mio iPad. Vuoi vederlo?
Kate: Io???? ( Avevo capito che Kate stava pensando che stavi chiedendole di mantenerlo)
Io: Guardalo soltanto, Kate. Non è il tuo.
Kate: Che bello!
Tu: (Notando che anche Kate aveva un iPad): Anche il tuo iPad è molto bello. Mi piace quel colore viola.
Kate: Papà, vuoi essere un ragazzo cattivo? (Porgendoti Shredder, il leader malefico tra le Tartarughe - e questo, amico mio, è un grande premio)
Tu: Fantastico!
Siete andati avanti a lungo e mai mi sei sembrato infastidito. Kate ti ha concesso anche un momento di tregua e si è messa a giocare con Anna ed Elsa, le sue bambole. Gentile da parte sua salvarti dalle Barbie, ma sono convinta che non ti avrebbe dato fastidio nemmeno quello. Scommetto che hai anche tu delle figlie.
Nel caso tu te lo sia chiesto, stava meglio quando siamo scese dall'aereo. Grazie per averci fatto passare avanti. Si sentiva schiacciata all'inizio e, uscendo, un grande e lungo abbraccio era proprio quello di cui aveva bisogno.
Quindi grazie. Grazie per non avermi fatto ripetere quelle solite frasi che solitamente dico alla gente che incontro quando sono con Kate. Grazie per averla intrattenuta. E per aver messo via le tue cose, i tuoi libri, per passare il tempo a giocare alle Tartarughe Ninja con la nostra bambina".

Mentre finivo di leggere la lettera pensavo. “Certo che solo i bambini possono riuscire nel miracolo di rendere il mondo più bello”. E, da una che crede ancora nelle favole, il volo pindarico è stato: “sarà mica che il talco del cartone animato Pollon ce l’hanno loro e lo usano per far sorridere i grandi?”. E siccome è bello credere nelle favole ma non rifiutando la realtà sono consapevole della nota dolente di quel “Grazie per non avermi fatto ripetere quelle solite frasi che solitamente dico alla gente che incontro quando sono con Kate”. In altre circostanze, questo mi avrebbe spinto a fare una critica sulla società intera, invece, (anche questo un “miracolo” di Kate?) per una volta mi sono limitata a godere della bellezza dell’essere umano e della Vita!

GS

Concorso Europeo: partire per mettersi in gioco.

 La testimonianza di un vincitore del Concorso Europeo del 2014. Una spunto in più per partecipare alla nuova edizione "Essere figli: una sfida un'avventura". Trovi tutti i dettagli nella sezione dedicata al Concorso del sito prolife.

Riesco a ripetermi solamente: “E pensare che all’inizio non avevo nemmeno voglia di andare..” “Gente nuova da conoscere? Da tutta Italia? Soprattutto, in pieno periodo di esami all’università? No, grazie”- mi dicevo. Il fatto di partire alle 2:30 di notte sicuramente non aiutava, sommato al freddo polare che dicevano ci sarebbe stato in Francia. E invece alla fine ho riempito quella valigia rossa, seppure con qualche smorfia, e sono partita. Per me Strasburgo è iniziata così, tra gli occhi stanchi di sconosciuti alla stazione e le cuccette di un Intercity notte.
Gli stessi sconosciuti che ora invece hanno un volto, stampato ed indelebile nel mio cuore. Non posso fare a meno di scuotere la testa con disapprovazione nei miei confronti, ripensando alla mia non-voglia di partire.

Dovrei descrivere il viaggio premio a Strasburgo? Certo, potrei parlare dell’immensità del Parlamento europeo, della bellissima Cattedrale, dei negozi di cioccolato artigianale del centro… sì, potrei. Ma non riuscirei a esprimere quello che è stato realmente questo viaggio, e non posso né voglio sminuirlo, in alcun modo. Ho sempre pensato che viaggiare fosse il miglior modo per arricchirsi e penso ancora che sia così. Ma ora so anche che se io avessi fatto quel viaggio da sola non sarei tornata a casa con le stesse emozioni e non avrei nemmeno gli occhi lucidi nel ricordare tutto questo. Durante il viaggio abbiamo discusso di vari argomenti riguardanti la famiglia e il matrimonio, tema del Concorso, esprimendoci su ciò che a noi stava più a cuore e ne siamo usciti a dir poco stremati: quando ci sono 14 teste a lavorare insieme è difficile, ma ne escono risultati importanti e ciò che nasce dal confronto con gli altri è a dir poco grandioso.

Ripenso anche al nostro ostello, alle nottate passate a scherzare e alle sveglie troppo presto, alle canzoni di Gigi D’Alessio nel pullman (ma anche per strada, in realtà), alle imitazioni di Checco Zalone, ai pasti francesi, alle cabine scomparse del treno, alla birra di fine giornata… e, oltre ad interrogarmi su come abbia fatto quella città a restare in piedi fino alla fine del nostro soggiorno, non posso fare altro che ringraziare per quello che ho vissuto.
Ho visto gli altri vincitori del concorso la mattina della premiazione, un mese prima di partire. Non ci siamo scambiati più di due parole, ma abbiamo fatto una foto insieme per l’occasione. Prima, guardandola contavo solamente quanti fossimo. Ora, invece, vedo di più. Vedo ragazzi che ancora non si conoscono ma che passeranno insieme qualcosa di unico, vedo amicizie che ancora non sanno di esistere, vedo persone che si guardano intorno spaesate perché ancora non sanno niente dell’esperienza meravigliosa che le aspetta. Beh, se esistesse un treno che viaggia nel tempo, tornerei sicuramente a quell’occasione, all’esordio di tutto, all’inizio di questo percorso.

Quattro giorni sono 96 ore, che sembrano davvero tante, ma in realtà passano con un battito di ciglia se vissute intensamente. Il viaggio in Francia è finito, ma non quello che mi porto nel cuore. Un concorso a cui prima non davo troppa importanza ha avuto la capacità di aggiungere un tassello fondamentale al puzzle. Un concorso, che ha aggiunto qualcosa di speciale nella mia vita.
Cristina Olmi

Strasburgo: un'avventura per la Vita.



La nostra avventura è iniziata il 12 gennaio 2015, giorno in cui io e altri studenti delle Marche ci siamo incontrati ad Ancona per poi andare a Strasburgo. Un viaggio che abbiamo vinto, grazie alla partecipazione al Concorso Scolastico Europeo promosso dal Movimento Per la Vita Italiano.

Inizialmente eravamo tutti un po’ timidi, non conoscendoci tra di noi. Una volta saliti sul treno, abbiamo cominciato a parlare di noi stessi: chi eravamo, cosa facevamo nella vita, quali erano le nostre passioni… Non so perché, ma ho sentito dentro di me una “vocina”, che mi sussurrava che nei giorni seguenti sarei stata al settimo cielo; e così è stato.
Appena arrivati a Milano siamo saliti sul pullman in compagnia di altri ragazzi, del Veneto e della Liguria: persone simpaticissime e divertenti. In corriera si cantava tutti insieme, si scattavano “selfie”, si rideva.

Abbiamo, poi, approfondito degli articoli inerenti il matrimonio e ci siamo confrontati; personalmente non avevo tanta voglia di leggere, comprendere e commentare; non vedevo l’ora di uscire, di visitare Strasburgo, di fare shopping.. Invece è proprio quando ci riunivamo tutti insieme ad esporre le nostre idee che mi divertivo di più: ascoltare il parere degli altri, i pensieri e le  opinioni è stata una sensazione unica ed indescrivibile.
Com’è stato per me il concorso? Cos’è il Movimento per la Vita? Molto semplicemente: il Movimento per la Vita dà anima! Dopo, anche, solo quattro giorni a Strasburgo, ci si sente più sicuri ad affrontare il mondo e le sue sfide. Io, mi sono sentita umanamente arricchita.
Cogliete l’attimo anche voi, non fatevi sfuggire questa occasione. Un’esperienza indimenticabile, da prendere al volo, da raccontare agli amici, per farne passa parola ed entrare a far parte del mondo “Movimento per la Vita”.

Se dovessi dare un consiglio ai ragazzi che vogliono fare questi tipi di esperienza, mi sentirei di dire loro: “ASSOLUTAMENTE”. Partecipare a questo concorso può dare grandissime soddisfazioni ed imparagonabili traguardi di crescita, sia dal punto di vista umano che da quello professionale. Certamente occorre una gran voglia di fare. Consiglio a tutti quelli che hanno voglia di andare, di conoscere gente e che soprattutto hanno un carattere aperto, socievole e capacità di adattamento.
Un’esperienza da ricordare, il viaggio dei sogni: gente che ti porterà sempre nei suoi pensieri. Quanti sorrisi tramutati in lacrime per il saluto di fine viaggio…
Un mix di emozioni, sensazioni e ricordi, che non andranno mai via dal cuore.
Elly (Marche)

Concorso Europeo, perchè parlare dei figli?

Vi è un generale desiderio del figlio motivato dal bisogno degli aspiranti genitori di dare un senso alla propria vita, di avere una continuità nel tempo, di rivolgere a qualcuno il proprio bisogno di dare e ricevere affetto, di consolidare nell’unità di un corpo l’unità affettiva di un uomo e di una donna. Possono esserci anche ragioni egoistiche. 


Un tempo, nella società agricola, si diceva che i figli sono bastone per la vecchiaia e braccia per lavorare la terra. Oggi non è più così. Per molti i figli sono preoccupazioni psicologiche ed economiche: che sarà di loro? Come sarà possibile mantenerli fino ad una età adulta eventualmente avanzata? Non pochi pensano che la libertà dei genitori sia compressa dalla presenza dei figli.
Ma c’è una domanda più profonda da porre: perché il succedersi delle generazioni?
Quale mistero è nascosto nel continuo passare del testimone da padri e madri a figli e da figli divenuti padri e madri ad altri figli e così via in una corsa che attraversa i secoli e che non sappiamo dove troverà il traguardo? In definitiva il figlio pone la domanda sul senso della vita. 

Perché, il succedersi delle generazioni? Evidentemente perché c’è un fine da raggiungere nella storia ed è un fine così grande da non poter essere raggiunto nell’arco breve della vita di una generazione. Il raggiungimento di questo fine è dunque garantito dalla generazione dei figli.
Ma qual è questo scopo? Vi è in tutto l’universo una forza evolutiva che opera sia a livello della materia inanimata (dal primo big-bang alla espansione tuttora in corso dei corpi stellari) sia riguardo alla vita. Questo moto mira ad una sempre maggior perfezione. L’uomo, con la perfezione del suo corpo, la sua intelligenza, la sua libertà, la sua capacità di amare, la sua aspirazione all’infinito, è certamente il risultato di tutta l’evoluzione della materia. Forse egli è chiamato a realizzare una evoluzione anche nel campo sociale.

Chi legge le storie antiche vi trova le guerre, le uccisioni, le torture, le ruberie, la schiavitù come elementi “normali”, accettati come inevitabili, opportuni e persino meritevoli di lode. Vede, poi, nel corso dei secoli, crescere le conoscenze, le scoperte scientifiche, le vittorie della medicina, le possibilità di trasporto e di comunicazione. Vi è un indubbio progresso che investe anche il pensiero. Oggi la pace è una aspirazione generale, la tortura bandita, la pena di morte è prevalentemente rifiutata, la discriminazione dell’uomo sull’uomo è condannata. È vero che proprio il progresso scientifico ha messo nelle mani dell’uomo terribili mezzi di distruzione e che la storia recente e attuale continua a mostrarci discriminazioni, violenze e prepotenze inaudite, ma la coscienza collettiva prevalentemente non accetta tutto questo ed auspica che mai vengano usate le armi che porterebbero alla fine dell’umanità. È vero che anche nel pensiero vi sono drammatiche incrinature. Tra queste il disprezzo della vita umana nascente è il segno più preoccupante. Ma resta la speranza che complessivamente il cammino sia diretto verso un livello di civiltà sempre maggiore. Ogni padre e ogni madre sognano “un mondo migliore” per i propri figli.

La Pira raccontava ai giovani la parabola del gran fiume. Esso nasce dalle montagne e si dirige verso il mare. In alcuni tratti può sembrare che le acque si fermino nei laghi e nelle paludi o tornino indietro, come avviene nei meandri. Ma questo non cambia il destino del fiume, che è il mare. Così – continuava La Pira – avviene per la storia umana: nonostante tutto il suo destino è la pace e la fraternità fra tutti i popoli della terra. Se così è, il figlio è una freccia di speranza lanciata verso il futuro.

(estratto dal Dossier del Concorso Europeo 2015, trovi il dossier completo nella sezione dedicata al concorso)

5/5 Speciale Natale. La speranza e il mistero del male.

Tante volte chi difende la vita si imbatte nel dolore e nel male generati dal dramma dell’aborto. 


Una ferita sul volto dell’umanità che incomprensibilmente colpisce gli innocenti e ci lascia spesso storditi. Esattamente come, dopo il Natale, ricordiamo la strage dei bambini ordinata dal Re Erode e restiamo confusi. Il Natale non doveva portare la pace sulla terra? Perché tanto dolore, oggi come nel passato?

Ci aiuta a trovare una risposta la riflessione di Edith Stein: “Già all’indomani del Natale la Chiesa depone i paramenti bianchi della festa e indossa il colore del sangue: Stefano, il protomartire, che seguì per primo il Signore nella morte, e i bambini innocenti, i lattanti di Betlemme e della Giudea, che furono ferocemente massacrati dalle rozze mani dei carnefici. Che significa questo? Dov’è ora il giubilo delle schiere celesti, dov’è la beatitudine silente della notte santa? Dov’è la pace in terra? "Pace in terra agli uomini di buona volontà". Ma non tutti sono di buona volontà. Per questo il Figlio dell’eterno Padre dovette scendere dalla gloria del cielo, perché il mistero dell’iniquità aveva avvolto la terra.”

Ma non tutti gli uomini hanno accolto la luce di Dio. Edith Stein ci dice che: “Il mistero dell’incarnazione e il mistero del male sono strettamente uniti. Alla luce, che è discesa dal cielo, si oppone tanto più cupa e inquietante la notte del peccato. Il Bambino protende nella mangiatoia le piccole mani, e il suo sorriso sembra già dire quanto più tardi, divenuto adulto, le sue labbra diranno: ‘Venite a me voi tutti che siete stanchi e affaticati’.”

Ognuno può scegliere di rispondere al male con il bene, che è in ultimo rispondere all’invito di Gesù, fattosi figlio, concepito, neonato, bambino:  “Di fronte al Bambino nella mangiatoia gli spiriti si dividono. Egli è il Re dei re e il Signore della Vita e della morte, pronuncia il suo "Seguimi", e chi non è per lui è contro di lui. Egli lo pronuncia anche per noi e ci pone di fronte alla decisione di scegliere fra luce e tenebre.” Il mistero del male che circonda l’umanità non si dissolve, ma ognuno può scegliere nella sua vita di accogliere la luce e spingere le tenebre più in là.

TEP.


I testi di Edith Stein sono tratti da: Das Weihnachtsgeimmis. Menschwerdung und Menschheit. Traduzione Italiana: : Il mistero del Natale. Incarnazione e umanità. Ed. Queriniana. 1989. Brescia.
 
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