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Se sei uno studente delle scuole superiori o dell'università puoi partecipare al 28° Concorso Europeo. Racconta la esperienza, fai valere le tue idee e diventa protagonista: essere figli, una sfida un'avventura!

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Keep calm and... prepara la valigia per il Quarenghi!



Se siete ancora indecisi a partecipare alla spumeggiante settimana del Life Happening Vittoria Quarenghi, oggi abbiamo deciso di darvi 5 buoni motivi per preparare le valigie e venire a Maratea, così da condividere con noi una settimana che, ve lo promettiamo, e ne siamo già certi, sarà indimenticabile!

1) Cambiare meta “turistica”… e non pentirsene.

La solita vacanza è bella, sì, confortevole, anche… ma volete mettere l’adrenalina di scoprire qualcosa di nuovo, che è vero all’inizio può far anche un po’ timore, ma poi vi restituisce più di quanto credete?
Il Quarenghi per il 70% dei ragazzi che vi partecipano è proprio questo: un “tuffo” in qualcosa di nuovo e inaspettato… tanti sorrisi e condivisioni importanti nel corso di una settimana, che a quanto dicono, passa sempre troppo in fretta.

2) Relax in una location da sogno, a un prezzo davvero accessibile.
Villa del Mare è una chicca sulla scogliera, e vi accoglierà nel migliore dei modi, dal 26 Luglio al 2 Agosto. Senza dubbio un’eccellenza del settore, a servizio di un seminario importante come il Quarenghi. La formazione, ci piace ancora di più, se coniugata con autentici momenti di spensieratezza e relax: crediamo che sia questo il giusto mix! Cerchiamo semplicemente di creare le condizioni più favorevoli possibili per un vero momento di crescita personale, e per questo non trascuriamo nemmeno quelle economiche.

3) Nuove amicizie, e non solo su facebook!
Ve la ricordate, quella dinamica relazionale fatta di condivisione, di complicità, di belle emozioni, che poi si trasformano, nel tempo, in ricordi che segnano una vita? Ecco... sì, parlo di quella! Parlo dell’amicizia che spesso trovi per caso, e nonostante i chilometri, spesso rimane viva e profonda! Non ci credete? Vi invitiamo a provare! (Nel frattempo, scusatemi, ma prima di continuare devo telefonare alla mia amica campana: non vediamo l’ora di rincontrarci proprio a Maratea)

4) Trovare del tempo per fermarsi senza interrompere il proprio cammino.

Ammettiamolo, a volte ne abbiamo bisogno: desideriamo tanto qualche giorno di serenità e distensione per prenderci del tempo e riflettere su quello che non ci fa dormire poi così sereni la notte. Ve lo assicuriamo: il Quarenghi è l’occasione adatta per fare tutto ciò, sostenuti da un clima costruttivo e collaborativo, attento alle proprie esigenze e sensibile alle tante vite che si incontrano. Chi ha già partecipato vi potrà raccontare di cammini che si incrociano, si arricchiscono, e riprendono in una corsa ancor più spensierata di prima. Non abbiate timore a chiedere! Le esperienze come queste sono fatte anche per essere condivise.

5) Tornare a casa e cominciare a ri-credere che il mondo non fa così tanto schifo!

Non abbiamo alcun segreto, ma abbiamo una sola certezza: se deciderete di unirvi a noi, per Domenica 2 Agosto avrete scoperto che il “segreto” siete esattamente voi e come decidete di guardare e abbracciare il mondo. E capirete, anche, che quelle spese sino ad ora sono solo belle parole dal tono apologetico! Noi proviamo a testimoniarvi lo stupore e la meraviglia che qualcun altro ci ha donato in precedenza, e di questa sappiamo che saprete farne vero tesoro, come più riterrete opportuno.

Che dirvi di più, ragazzi? Noi cominciamo a pensare cosa mettere in valigia (che è sempre un “grosso problema”, da non sottovalutare :P )… ma voi, prima ancora, non scordate di iscrivervi eh!
Vi aspettiamo tutti a Maratea: siamo già pronti ad accogliervi con un bel sorriso! 

Per info e iscrizioni: seminarioquarenghi.blogspot.it

Daniela S.

20 giugno: tutti a Roma a difendere la famiglia!

20 Giugno: Roma, Piazza san Giovanni. Il movimento per la Vita e tanti altri marceranno in difesa della famiglia 



Io ci sarò. Per gridare, insieme a tanti altri, che non si può più tollerare la menzogna e la pretesa di imporre ideologie fondate sul nulla a scapito di diritti dei più deboli. I bambini, fin dalla nascita, hanno bisogno della presenza delle due figure genitoriali maschile e femminile. Lo dicono la grande maggioranza degli psicologi dell’età evolutiva. Chi lo nega è in malafede perché non ci sono dati certi che dimostrino il contrario. La Convenzione sui diritti dell’infanzia, approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e sottoscritta da 194 Stati, compresa l’Italia, afferma, fra l’altro, che “in ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico, iniziativa pubblica o privata di assistenza sociale, l'interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente”. Anche se ci fosse un dubbio, per il principio di cautela, la legge non dovrebbe mai consentire l’adozione di minori da parte di coppie omosessuali. Questo è il punto. La teoria del “gender” che, sostenuta da potenti lobbies internazionali, si sta cercando di imporre all’opinione pubblica e che viene richiamata per sostenere il diritto a chiamarsi “famiglia” e di accedere quindi all’adozione da parte di coppie gay o lesbiche, è pura ipotesi, non suffragata da dati biologici o genetici comprovati. Alcuni genetisti avrebbero individuato variazioni “puntiformi” del genoma responsabili dell’orientamento psicologico in senso maschile o femminile indipendentemente dai caratteri sessuali genetici e somatici. Si tratta di osservazioni sporadiche e non sostenute da dati statistici attendibili. Perché, dunque, pensare che si possano ritenere equipollenti la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna (o, comunque, una coppia di fatto), e una convivenza omosessuale dal momento che a quest’ultima, per un criterio di tutela verso i minori, non deve essere concessa l’adozione anche quando questa dovesse avvenire tramite fecondazione eterologa o il pagamento di uteri in affitto? Questa domanda ha una base costituzionale e giuridica ben precisa.

Lo Stato, infatti, ha (o dovrebbe avere) un di più di attenzione sul piano normativo e delle tutele sociali verso la famiglia fondata sul matrimonio non perché ha il compito di proteggere i rapporti affettivi, ma perché la coppia eterosessuale assume l’onere della procreazione, assicurando la sopravvivenza della società nella quale vive, provvede, a proprie spese, alla crescita dei figli e si fa carico della loro educazione ai valori civici e morali. Nessun problema verso l’omosessualità. Io non mi sento “omofobo”. Ma non si possono trattare in modo uguale situazioni che sono radicalmente diverse, soprattutto quando potrebbero andarci di mezzo i diritti dei più deboli. I diritti civili in vigore per ogni cittadino garantiscono già tutte le richieste delle minoranze omosessuali. Si vuol giungere ad una normativa che dia qualche garanzia in più per loro? Bene, ma per favore non si faccia confusione, neppure terminologica, tra famiglia, matrimonio e convivenze omosessuali.

Per questi e molti altri motivi, bisogna partecipare in molti alla marcia del 20 giugno, anche se costa un po’ di fatica. Chi tace ….acconsente. E’ questo il momento di dire alto e forte il dissenso verso proposte di legge (Scalfarotto; Cirinnà…) che sono contrarie ad ogni regola di comune buon senso civico. L’Italia dovrebbe essere orgogliosa di non allinearsi al pensiero unico dominante nella maggioranza dei Paesi occidentali: scrolliamoci di dosso i complessi di inferiorità e diamo al mondo lezioni di civiltà e di indipendenza rifiutando pericolose omologazioni contrabbandate come progressiste.

Angelo Passaleva


Viterbo: premiazione Concorso Scolastico Europeo




VITERBO. Si terrà domani, giovedì 28 maggio 2015, presso la Sala Regia del Palazzo dei Priori di Viterbo la premiazione del 28° Concorso scolastico europeo organizzato dal Movimento Per la Vita.


Il Movimento per la Vita Italiano propone ogni anno per le scuole Secondarie Superiori, il Concorso Scolastico, un’iniziativa per la quale è stato concesso l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana.
Il concorso, che si ripropone nella città di Viterbo da diversi anni, è di grande rilievo educativo: si rivolge agli studenti degli ultimi tre anni della Scuola Secondaria Superiore, con lo scopo di sollecitare una riflessione da parte dei giovani attorno ai fondamentali valori della vita e della dignità dell’uomo. L'argomento di questa edizione 2014-2015 è stato: “Essere figli: una sfida, un’avventura”.
Il concorso ha carattere “europeo” e prevede, per gli autori dei migliori elaborati, un viaggio-premio a Strasburgo, presso la sede del Parlamento Europeo. Della provincia di Viterbo hanno partecipato 371 studenti di 10 licei e istituti tecnici di Viterbo, Acquapendente, Tarquinia, Ronciglione, Orte e Bassano Romano.
La cerimonia di premiazione si svolgerà presso la Sala Regia del Palazzo dei Priori il giorno giovedì 28 maggio 2015 alle ore 17.00 alla presenza del Sindaco di Viterbo Ing. Leonardo Michelini, Sua Ecc.za Mons. Lino Fumagalli, il nuovo Presidente del Movimento per la Vita Italiano l’on. Gian Luigi Gigli ed il Vice Presidente del MpV Ing. Roberto Bennati.

Movit di Firenze e Siena: Aperivita a PRATO


Questo mese l'appuntamento con il Movit è a Prato

Ultimo appuntamento dell'anno con il Movit di Firenze e Siena. Ci vediamo questo mese il 10 giugno a Prato.

Parleremo del Quarenghi primaverile che ci siamo appena lasciati alle spalle, e del Quarenghi estivo di Maratea che sta per arrivare.

Sarà anche un'occasione per incontrarsi con i vincitori del Concorso Europeo di Strasburgo!

Parleremo anche delle sfide che ci aspettano in questi giorni. Non mancate!!

Vi aspettiamo al caffè "Prato city" in via Valentini, 7.

Ore 19:00... non tardate! E non vi perdete sulla declassata, mi raccomando!!

La realtà americana dei CAV: intervista a Peggy Hartshorn



L’equipe giovani del Movimento Per la Vita sta lavorando duramente in questi giorni per rendere unico (come sempre) il Seminario Quarenghi che si terrà in Basilicata (Maratea) dal 26 luglio al 2 agosto presso Villa del Mare. In avvicinamento a questo evento vogliamo farvi conoscere una delle più importanti relatrici che avremo l’onore di ospitare ed ascoltare al Quarenghi: Margaret Hartshorn, conosciuta anche come Peggy.

Peggy nata e vive nell’Ohio ed è la presidentessa di Heartbeat International, associazione che si occupa del network per oltre 2000 centri di aiuto alla vita negli Stati Uniti. Abbiamo avuto modo di conoscerla durante il Convengo Nazionale di Heartbeat a St. Louis (Missouri) alla quale hanno partecipato oltre 1200 volontari da tutto il mondo. Ecco a voi una sua breve intervista.


A. Qual è stato il momento o l’evento che ha fatto nascere in lei il problema dell’aborto?

P. Sono cresciuta in una famiglia fortemente Cristiana: mio padre e la sua famiglia erano cattolici, invece mia madre protestante. Il rispetto per ogni vita umana e l’accoglienza di ogni bambino era una “dato di fatto”. Inoltre l’idea di abortire (illegale a quel tempo) era ripugnante.
Mi trasferii all’università in California negli anni ’60, gli anni della c.d. “rivoluzione sessuale”, così come i movimenti femministi, l’idea dell’uso di droghe a scopo ricreativo, le proteste contro la guerra in Vietnam e i movimenti “hippie” di San Francisco. Nel 1968 la California legalizzò l’aborto e il mio professore di etica dell’università, un prete domenicano, ci disse: “Ricordatevi le mie parole, tra 5 anni l’aborto sarà legale in tutti gli Stati Uniti!”. Tutta la classe fu letteralmente scioccata da quelle parole. Dopo la laurea tornai in Ohio per ottenere il mio dottorato di ricerca (Ph.D.) e in quel periodo mio padre morì di cancro, mi sposai con il mio attuale marito Mike, e non prestavo attenzione alla questione dell’aborto nel mio Paese. Il 22 gennaio 1973 la Corte Suprema, con la decisione Roe c. Wade, dichiarò incostituzionali tutti le leggi che vietavano l’aborto negli Stati Uniti. Ascoltai questa notizia alla radio mentre stavo guidando e subito mi ricordai della terribile profezia del mio professore. Fui subito “chiamata” a fare qualcosa per aiutare in questa crisi: crisi per le mie credenze religiose e per il mio Paese (il quale è stato fondato sull’evidenza che noi tutti abbiamo un diritto alla vita, datoci dal nostro Creatore, così come sancito dalla Dichiarazione d’Indipendenza). Subito chiamai il l’ufficio dell’associazione Right to Life (associazione che si occupa di combattere in ogni Stato la legalizzazione dell’aborto) e cominciai ad essere una loro volontaria. Divenni subito presidente dell’ufficio sull’educazione.

A. Quale fu il momento più difficile per lei?


P. Nel 1992 molti di noi speravano che la sentenza Roe potesse essere cambiata dalla Corte Suprema, ma invece la Corte si pronunciò riaffermando la stessa decisione del ‘73. Inoltre, nel 1992 fu eletto come presidente degli USA Bill Clinton: era conosciuto per le sue idee pro-aborto” (al contrario del suo predecessore Ronald Reagan, un vero prolife). Con la sua elezione molti pensavano che avevamo perso in modo “permanente” dal punto di vista giudiziario, eravamo molto scoraggiati. Così quell’anno pensai che potevamo essere solo in grado di salvare i bambini e le madri grazie ai centri di aiuto alla vita. Decisi quindi di dimettermi dal mio lavoro d’insegnante all’università e di lavorare a tempo pieno come presidente di Heartbeat International, facendo così nascere i centri di aiuto alla vita negli USA e in tutto il mondo. Dio ha usato il male del diavolo (lo scoraggiamento) e lo ha usato per portare il bene e per far nascere gruppi prolife più forti, come Heartbeat.

A. Può descriverci brevemente la situazione prolife negli USA?


P. La sentenza Roe è ancora in vigore, ma le successive decisioni della Corte Suprema hanno imposto dei limiti al diritto alla privacy, diritto che sta alla base della legalizzazione dell’aborto. I limiti sono per esempio un determinato periodo prima di praticare un IVG, delle leggi sul consenso informato e sul consenso dei genitori, e così via. Negli ultimi 3 anni molte leggi statali hanno posto dei limiti all’aborto, di più che nei 40 anni dalla sentenza Roe. Contemporaneamente, abbiamo costruito un network di oltre 2000 centri di aiuto alla vita negli USA. I 1200 affiliati ad Heartbeat International salvano circa 3000 bambini alla settimana che rischiavano di essere abortiti. La nuova generazione dei giovani è molto prolife rispetto alle altre dal 1973. Gli scanner ad ultrasuono hanno mostrato che il bambino non ancora nato è un essere umano che vive e scresce, e ciò ha convinto virtualmente tutti negli USA. Infatti le domande oggi sono cambiate: oggi ci si domanda “quando è giustificabile togliere la vita ad un essere umano?” e “Quali esseri umani hanno il diritto alla vita?” e non più “quando la vita umana ha inizio?”. Il dibattito è vivo e vigoroso negli USA: la questione non è risolta, per cui speriamo un giorno che le vite di ogni innocente essere umano saranno protette dalla legge.

A. Quali sono le sfide del futuro per la causa prolife?


P. Secondo il mio parere vi sono 5 sfide.
1) Se continua ad indebolirsi la cultura Cristiana (come quella Europea e degli USA) o addirittura vengono abbandonati i valori centrali del cristianesimo, come la dignità di ogni persona, non avremo nessuna differenza con altre culture (come quella dell’Asia), le quali hanno accettato un sistema di valori basato sull’utilitarismo. Questo sistema valoriale utilitaristico non da importanza all’individuo, infatti egli può essere sacrificato per un bene maggiore. Possiamo vedere questo sistema valoriale al lavoro nel sistema medico/sanitario occidentale, dove le decisioni mediche si basano sempre più spesso su quanto è “utile” tale persona. Le radici Cristiane devono essere mantenute e fatte crescere (tramite l’evangelizzazione) cosicché i nostri leader (sia in politica, in medicina, nell’ambito culturale, etc.) possano proteggere il valore della vita umana, come metro di paragone o come bussola. 
2) Dobbiamo mostrare le bugie che si celano dietro i movimenti “di controllo della popolazione”. Per prima cosa dobbiamo convincere le persone che viviamo in un “inverno demografico” – quasi tutte le culture stanno avendo un declino della popolazione e in molti Paesi (compresa l’Italia) il tasso totale di fertilità è talmente basso che, a detta degli esperti, non si potrà recuperare (per esempio, gli italiani, come gruppo etnico, sono una specie in pericolo). In secondo luogo, bisogna convincere gli opinion-makers che la popolazione non è il problema, piuttosto, è la soluzione ai problemi del cambiamento climatico, dell’inquinamento e così via. Dobbiamo rendere desiderabili le grandi famiglie per il bene nostro, del nostro Paese e per il mondo.
3) Dobbiamo lavorare per far ritornare la nostra cultura all’idea che i bambini sono il frutto positivo di una relazione di coppia (bambini e legami affettivi vanno insieme agli atti sessuali). Una volta che i bambini vengono etichettati come non voluti (o addirittura innaturali) in seguito ad un atto sessuale, l’aborto sarà sempre una “necessità” come un back up per sbarazzarsi del problema: cioè il bambino non voluto.
4) Dobbiamo lavorare per prendere l’iniziativa nella formulazione delle questioni (issues ndr.) nella lingue che può realmente cambiare la realtà. “L’altra parte” ha “vinto” con frasi e termini che si rivolgono alle persone, come “salute riproduttiva (compreso l’aborto)”, “diritto di scegliere”, “uguaglianza di genere” “genitorialità (contro madre e padre)”, e così via. Molti di questi termini sono emersi dai documenti delle Nazioni Unite i quali subiscono molte modifiche. Esse presenti in questo processo è un duro lavoro ma “la nostra gente” ha vinto alcune battaglie impegnandosi ad ogni livello e combattendo sui punti più delicati del linguaggio, il quale è così importante e influente.
5) Dobbiamo portare con noi i nostri valori e viverli eroicamente non solo nel Movimento Per la Vita ma su ogni fronte, in ogni lavoro, in ogni professione: medicina, politica, diritto, economia, educazione, etc.

A. Cosa pensa del Movimento Per la Vita Italiano? E’ felice di essere nostra ospite al Seminario Quarenghi 2015?

P. Sono così felice che Dio ha fatto congiungere insieme il MPV e Heartbeat International! Ammiro così tanto il Movimento Per la Vita perché è stato un “pioniere” come organizzazione prolife, è entrata subito nella battaglia! Ammiro, inoltre, l’approccio olistico del MPV: infatti non comprendo solo le attività politiche e legislative ma anche i Centri di Aiuto alla Vita (allo stesso tempo si limita l’offerta e la domanda di aborto); inoltre, il MPV si focalizza non solo sulle questioni biologiche, dei diritti umani, politiche ma anche sull’aspetto spirituale. Ammiro l’unità e la coerenza della vostra leadership (che ha evitato divisioni come quelle dei movimenti prolife americani, limitando in qualche modo il nostro successo per la vita).
Mi piace vedere l’essenzialità per voi di SOS Vita e l’importanza cruciale dei giovani nel vostro movimento: passando il testimone dalla prima generazione prolife a quella nuova sperando che siano loro a vincere la battaglia. Ammiro, inoltre, la vostra capacità di aver unito tutti i 28 Stati europei nel gruppo “Uno di Noi” e ovviamente la campagna One Of Us.
Credo che Dio ha un posto speciale per il MPV sia come leader sia come esempio per gli altri. Roma è speciale dal punto di vista storico, come fulcro da cui è nata la Cristianità. Pietro e Paolo sono morti e riposano lì, insieme a molti altri martiri cristiani. Dato che il mondo si sta secolarizzando (o pagano) per quanto riguarda i valori, aborto e infanticidio sono sempre più accettati nella cultura occidentali, sta a noi “ri-cristianizzare” il mondo. MPV può preparare Roma e l’Italia di nuovo a questa missione, cioè l’evangelizzazione e la diffusione della “Parola di Dio”. Per tutte queste ragioni, sono onorata di poter parlare al Seminario Quarenghi 2015 ed essere una piccola parte di quello che Dio sta facendo grazie a voi.

A. Può dare alcuni consigli ai giovani italiani del MPV per svolgere al meglio il loro volontariato?


P. La cosa più importante da fare è rivelare l’amore e la speranza a quelli che bussano alle porte dei CAV, raggiungendoli in modo amorevole, prendendovi cura di loro. Dite la verità dell’amore. Dio è la sorgente di tutto l’amore e della speranza. Quindi, al fine di rilevare questi due valori centrali, bisogna essere più vicini al Signore. Dobbiamo rimanere i rami attaccati alla vite del Signore. Gesù disse “senza di me, non potete fare nulla”. Noi non possiamo compiere il nostro lavoro da soli o con le nostre energie. Date priorità al vostro rapporto con il Signore mediante l'Eucaristia, i Sacramenti e attraverso la Parola di Dio, attraverso la vostra comunione con gli altri (dove due o più sono riuniti nel suo nome, Egli è in mezzo a noi!). 

Andrea Tosato

Nostra figlia con sindrome di down: una spirale d'amore

Flickr/ Giuseppe Moscato

Riportiamo la bellissima testimonianza di Anna, mamma di sei figli, di cui l'ultima con sindrome di Down.


Era il 21 novembre 2012, il giorno della Madonna della salute, festa a me cara. Ero molto felice: nel mio grembo si stava formando una nuova vita, la nostra famiglia sarebbe cresciuta!
Sono andata a fare l’ecografia del terzo mese con il cuore in festa, serena, tranquilla. Ma il viso della dottoressa che mi percorreva la pancia con la sonda ecografica mi ha spaventata: lei era tesa, preoccupata. Mi ha detto che qualcosa non andava, che appariva un’immagine anomala che poteva associarsi a molte patologie, anche gravi….
Ho subito chiamato mio marito, che è corso veloce da me, e, con la sua mano stretta alla mia, abbiamo ripetuto nuovamente l’ecografia all’ospedale, dove hanno confermato l’evidenza di una gravidanza con problemi.
Non è facile tradurre a parole le emozioni che si provano in simili circostanze…. gelo, paura, angoscia, totale smarrimento. Ma eravamo assieme, mio marito e io.
Ci siamo tenuti stretti le mani e uniti i cuori. E siamo andati avanti.
Ci siamo sottoposti alle indagini suggerite dai medici. L’attesa dei risultati è stata particolarmente dolorosa, perché non sapevamo a cosa andavamo incontro.
Ricordiamo con tenerezza il momento in cui ci hanno comunicato la diagnosi.
La dottoressa era molto dispiaciuta nel comunicarci che la nostra bambina aveva la Sindrome di Down, ma ricordo che noi, usciti in corridoio, ci siamo abbracciati stretti e ci siamo sentiti fortunati che avesse ‘solo’ la sindrome di Down.
Ci sono famiglie che affrontano con coraggio disabilità ben più gravi. A noi veniva chiesto di accogliere lei e ci siamo sentiti di dire “Sì”.
A rafforzare questo “Sì” sono stati i nostri figli…
E' stato commovente il momento in cui li abbiamo radunati attorno al tavolo e abbiamo spiegato che la loro sorellina sarebbe stata diversa, che avrebbe imparato tante cose, ma più lentamente.
Hanno fatto a gara nell’immaginare cosa ognuno di loro le avrebbe insegnato! Che dono grande hanno i bambini!
Attraverso i loro occhi si può guardare senza paura la realtà...
Con il passare dei giorni, tuttavia, in me, mamma, hanno cominciato ad alternarsi momenti di fiducia e momenti di sconforto, di inadeguatezza, di paura. Sono giunta a pensare se sarei stata capace di volerle bene, se avrei avuto il coraggio di passeggiare con lei lungo i corridoi dell’ospedale, se mi sarebbe piaciuto il suo visino diverso...
Mi chiedevo cosa sarebbe stata in grado di fare, che vita avrebbe avuto...
Pensieri scomodi da vivere e da riportare.
Nostra figlia è nata un po' prima del previsto.
Nel suo visino così piccolo, i segni della sua diversità a suscitare una tenerezza infinita in noi e nel personale medico che ci ha assistiti...
Ancora una volta a darci la carica sono stati i nostri figli. Sono arrivati in camera correndo, se la sono contesa, ripetevano: “Mamma, è bellissima”, “Mamma, com'è bella!". L'hanno portata a turno in giro per i corridoi, tutti fieri. Le persone che ci vogliono bene, i nostri amici, la nostra comunità, hanno accolto la nostra bimba con tanto affetto. Diciamo sempre che la sua nascita ha innescato una spirale d'amore, perché ci ha fatto sentire tanto amati. Ora la nostra piccola sta crescendo, sta imparando a fare tante piccole cose, lentamente, con i suoi tempi. Quando la vediamo fare qualcosa di nuovo, è una festa! Con lei ogni piccolo traguardo sembra avere più valore, perché frutto di più fatica...
Una sera di qualche mese fa, osservavo la nebbia che ricopriva la pianura, mentre in collina splendeva la luna e il cielo era punteggiato di stelle. Ho pensato che in situazioni difficili della vita ci sentiamo smarriti, come se brancolassimo nella nebbia, e non pensiamo che solo qualche metro più su ci sono le stelle e la luna e il sereno... Basta fidarsi, basta guardare un po' in su e avere fede.

Anna Fusina

Un viaggio alla scoperta della riproduzione umana




"Da Vita a Vita - viaggio alla scoperta della riproduzione umana" è il titolo del libro edito dalla Società Editrice Universo e scritto dal Prof. Bruno Mozzanega, ricercatore universitario presso la Clinica ginecologica ed ostetrica dell'Università di Padova e presidente della SIPRe (Società Italiana Procreazione Responsabile), di recente costituzione, nonchè membro del Direttivo Nazionale del Movimento Per la Vita Italiano.

Ne parliamo con l'autore.

Prof. Mozzanega, come e quando è nata l'idea di questo libro?

Il libro nasce dalla attività di formazione che ho svolto nelle scuole medie, in collaborazione con i docenti di Scienze, negli anni in cui lavoravo nel consultorio familiare pubblico.
So che sembrerà strano, ma devo riconoscere che ho scoperto quanto sia affascinante la biologia della riproduzione nel momento in cui ho iniziato ad illustrarla ai ragazzi. Naturalmente ne avevo già affrontato lo studio nell'ambito dei programmi del corso di laurea e di quelli più specifici della Scuola di Specializzazione. Tuttavia l'armonia che ne lega gli eventi mi era sfuggita, forse a causa della preoccupazione, allora preminente, di approfondirne in modo analitico i singoli particolari. La necessità di presentare ai ragazzi questi argomenti in modo organico, con lo scopo di far capire prima ancora che far imparare, mi ha spinto a riorganizzare le informazioni che avevo e a ricercare le relazioni che più intimamente le legano e le unificano in vista di quell'obiettivo, unico e fondamentale, che è la comparsa della vita umana. Ne è uscito un percorso di informazioni che si susseguono, concatenate le une alle altre, e che accompagnano il lettore a comprendere con gradualità i meccanismi della riproduzione ed insieme a ripercorrere le origini della propria storia.
Una volta smessa l’attività nel consultorio, ho deciso che nulla dovesse essere perso e l’ho trascritto. La prima edizione di “Da Vita a Vita” è del 1992. Le edizioni successive sono riccamente aggiornate, anche se i dati anatomici e la fisiologia del ciclo mestruale restano sostanzialmente invariati.


“Da Vita a Vita”... perché questo titolo?


Il titolo traduce l'ampio respiro del testo. E’ la vita stessa che fluisce e si perpetua, in un modo che ci vede, insieme, protagonisti e strumenti. Già appena concepiti, nelle primissime fasi della nostra esistenza, si differenziano in noi le cellule germinali primordiali che ci consentiranno, un giorno, di trasmettere la Vita e di essere partecipi, spero sempre consapevolmente, di questa immensa opportunità che ci è data.

Un "viaggio" alla scoperta della riproduzione umana?

Sì. E’ una Bellezza da scoprire nella sua meraviglia e nella sua perfezione. Riga dopo riga, nell’apprendere o nel sistemare nozioni che magari già possiede, chi legge si rende conto di leggere di sé. In questo viaggio il ragazzo, l'uomo, capisce di essere prezioso: il suo ruolo biologico è insostituibile, ovviamente. Ma capisce anche che è la donna la “garante” della vita umana: è il suo organismo a determinare i tempi della fertilità, quelli nei quali all’affettività si associa la procreazione. E’ lei la custode di questi eventi. Lei ospita il figlio e lo sente vivere e crescere in sé. Lei gli offre il cibo, la protezione, la prima e immediata comunicazione. E gli organi destinati a consentire tutto questo sono protetti all’interno del suo corpo, a differenza dei genitali maschili, pure importanti, è ovvio, ma che sono all’esterno e sono del tutto complementari a quelli femminili. E poi l’emergere della nostra prima cellula..

"La vita che nasce non si esaurisce in una serie di eventi mirabili che si ripetono da millenni; essa porta in sé anche lo stupore e la magia di un evento unico, che trascende la biologia e si fa irripetibile..."

Sì. Sono eventi che si ripetono da millenni e millenni, è vero, e che a volte possono rischiare di passare come routine. Ma nella realtà ogni volta avviene un prodigio: viene alla vita un individuo unico nel tempo e nello spazio, prescelto, selezionato fra infinite possibilità.
Sei tu, sono io, sono tutte le persone, così particolari nella loro individualità, che hanno popolato e popoleranno questa Terra. Che l’arricchiranno con le loro storie particolari.
La magia è nella selezione dell’uovo che sarà scelto, quello contenuto nel follicolo ovarico che crescerà meglio degli altri. La magia è nella gara degli spermatozoi: un percorso ad eliminazione che ne porta solo uno a fecondare l’uovo: uno fra le decine e decine di milioni che vengono emesse ogni volta e poste all’ingresso delle vie genitale femminili. La magia è quella della prima cellula, che inizia immediatamente a svilupparsi e a crescere, secondo le istruzioni già presenti nel genoma nelle quali è scritto immediatamente chi siamo, il genoma che noi siamo... Quel singolo e irripetibile genoma (l’insieme di tutti i nostri geni) che è singolarmente ognuno di noi. E l’immediato rapporto del figlio con l’organismo della madre, della quale inibisce le difese immunitarie locali, quasi a dire: “Ci sono... iniziamo a collaborare”. E’ straordinario.
Raccontarlo è rischioso. Raccontare la perfezione è rischioso: il rischio è farlo male, non tradurla e non trasmetterne il senso; non suscitare lo stupore che questa Bellezza inevitabilmente dovrebbe evocare.

Qual è per lei il significato profondo della sessualità? L'informazione biologica è sufficiente al fine di una completa educazione della sessualità?


La sessualità è forse il livello di comunicazione più profonda che ci sia dato di sperimentare.
La conoscenza della biologia è il presupposto ineludibile perché si viva pienamente una sessualità che sia consapevole. Consapevole della ricchezza che la sessualità ha in sé, della possibilità che ne consegua la procreazione, delle responsabilità che tutto ciò comporta nei confronti dell’altro e del figlio che può emergere alla vita. Una consapevolezza che nulla tolga alla spontaneità e a tutti gli altri infiniti significati e portati che sono propri della sessualità, ma che li integri tutti insieme in una relazione positiva e consapevole.
Direi che la conoscenza è una condizione sine qua non, e che il momento informativo è essenziale. E’ preliminare. Dobbiamo sapere bene cosa succede nel nostro organismo e quali tesori ci siano stati dati da custodire e utilizzare con responsabilità.
L’essere informati, o meglio ancora il conoscere, è il presupposto fondante di un processo educativo e auto-educativo che dura per sempre e che forse si concluderà solo alla fine della vita. Credo che la vita stessa possa anche intendersi come un’avventura che continuamente ci educa.

Attualmente è diventato difficile attribuire significati univoci a termini scientifici come "concepimento" e "gravidanza". Si parla di contraccezione di emergenza per nascondere metodiche potenzialmente abortive....

La vita inizia con il concepimento. Nel testo è tutto molto chiaro, ma prima ancora lo è nella realtà della biologia. Nei primi giorni di vita l’embrione si nutre delle riserve che erano nella cellula uovo, la cellula più grande che esiste in natura. Dialoga, in termini biologici, con l’organismo materno e infine si annida, per ricevere il nutrimento che gli serve per poter crescere e svilupparsi. L’embrione è ben vivo dal primo istante.
Un organismo morto (non vivo) non potrebbe mai annidarsi, potrebbe soltanto andare in disfacimento, come succede a noi, a qualunque età.
Anche se accettassimo l’assunto che, per definizione, la “gravidanza” inizi con l’impianto (che peraltro non è un colpo di calamita ma un processo che si perfeziona in più giorni), la vita comunque inizia dal concepimento.
L’importante è non utilizzare queste distinzioni terminologiche per ingannare: oggi si pretende che la gravidanza inizi con l’impianto e non comprenda la prima settimana di vita del figlio: quella in cui l’embrione inizia a crescere e si prepara ad annidarsi.
Dal momento che la definizione comune di aborto è interruzione della gravidanza, pretendendo che la gravidanza inizi con l’annidamento si esclude dalla definizione di aborto tutto ciò che sopprime l’embrione prima dell’impianto nella sua prima settimana di vita.
Ma tutte le nostre Leggi, e prima ancora i nostri princìpi, tutelano esplicitamente il concepito e quindi anche la sua prima settimana di vita: eliminarlo prima che si annidi non può certo essere procreazione responsabile.
I contraccettivi d’emergenza agiscono prevalentemente dopo il concepimento: in Europa e nel mondo accademico si accetta passivamente che la contraccezione si estenda fino a impedire l’impianto, ma è aberrante e anche contrario al sentire comune.
A differenza di quanto pretende il mondo accademico, la gente comune ritiene correttamente che “contraccettivo” sia tutto ciò che impedisce il concepimento e “abortivo” sia, invece, tutto ciò che agisce dopo il concepimento eliminando il concepito.
A chi è destinato il libro "Da Vita a Vita"?
Come scrivo nell’introduzione, il libro è diretto soprattutto ai ragazzi, agli studenti: credo che leggendo la prima parte, auspicabilmente insieme ai loro insegnanti che li aiutino a consolidare le informazioni, essi non possano che appropriarsi con stupore della perfezione di questi apparati e meccanismi fisiologici che permetteranno loro di trasmettere la vita. Credo anche che, divenendone consapevoli, essi apprendano come sia possibile regolare la propria capacità di procreare senza mai interferire con l’esistenza di un figlio e cioè che essi sappiano distinguere con chiarezza le metodiche che consentono di prevenire i concepimenti da quelle che, al contrario, impediscono al figlio di sopravvivere. E soprattutto che il rispetto per la vita del figlio dal suo inizio possa essere il criterio fondamentale in ogni scelta inerente la procreazione.
”Da Vita a Vita” è diretto anche agli operatori del settore, a chi tiene corsi di educazione sessuale, alle coppie che desiderino vivere responsabilmente la propria capacità di procreare. E’ diretto a chiunque voglia conoscere l’immenso mistero della procreazione, almeno nei termini biologici in cui esso si realizza, e in esso riconoscere anche la propria storia fin dai suoi primi istanti.
Il testo è rigorosamente scientifico, ma è intriso della perfezione degli eventi che descrive e dall’affetto e dal profondo rispetto per quel piccolo essere umano che può emergerne.
Vorrei che ognuno apprezzasse questa grande Bellezza, se ne innamorasse, la sentisse intimamente costitutiva di sé e la proteggesse come un bene prezioso, in se stesso e negli altri.

Anna Fusina

Fonte: http://vitanascente.blogspot.it/

Idee per un post Quarenghi



Il periodo successivo al Quarenghi è sempre stato usato come un periodo di riflessione, per registrare i buoni risultati e per capire come migliorare le cose andate meno bene.

La prima riflessione deriva dai luoghi in cui il Life Happening si è svolto: il Polo universitario di Novoli e il monastero benedettino di S.Marta. Abbiamo scelto S.Marta, il posto in cui 40 anni fa fu fondato il primo Cav d’Italia, perché volevamo che i partecipanti respirassero il “clima” di quegli amici fiorentini che dettero il primo impulso alla nostra esperienza. È importante che l’Equipe giovani capisca di far parte di una storia di amicizia oltre che di un impegno pro vita.

L’altro luogo scelto è il Polo universitario di Novoli, in cui si è svolta la conferenza "Obiezione di coscienza, nulla da obiettare?", questo ci indica il nostro dovere di prendere sul serio l’essere studenti, come ricordato da S.E. Mons.Mario Meini e la prof.ssa Assuntina Morresi, dobbiamo essere, prima di tutto, validi studenti per ottenere quella formazione personale che ci farà essere dei professionisti apprezzati. Non siamo “collezionisti” di attestati di partecipazione ad eventi pro life, ma siamo persone che vogliono formarsi.

Grazie al concorso scolastico europeo e a professori sensibili alle nostre tematiche, i nostri gruppi giovani locali possono entrare nelle scuole secondarie per dare input di bioetica a studenti liceali. Dal confronto con i ragazzi ci accorgiamo di quanto questo scambio sia importante, il Mpv non può delegare questa responsabilità di formazione.
Ma accanto a questo impegno consolidato, è necessario riscoprire il lavoro dei Movit, gruppi universitari del Mpv, e valutare l’opportunità di fondarne altri, dato che, attualmente, ne esistono 3 in tutta Italia. Perché fondare altri Movit? Per calare ciò in cui crediamo nel nostro presente di studenti e provare ad avvicinare ai nostri valori giovani di altri ambienti. L' Università è il luogo dell'alta formazione, sede primaria della ricerca scientifica, dove tutte le idee si dovrebbero confrontare senza nessun pregiudizio, ecco perché è qui che dovremmo essere più presenti! Purtroppo in passato, e per nostra responsabilità e per diffidenza di alcuni docenti, non siamo stati capaci di far sentire le nostre idee in questo luogo. I Movit cercano di smuovere l’inerzia e devono diventare “ruote motrici” del cambiamento culturale; per farlo devono essere fondati nelle città universitarie, hanno senso solo se sono realmente collegati agli atenei, se offrono formazione nelle università e per gli studenti universitari, cercando di coinvolgere docenti, dottorandi e altri gruppi studenteschi. L’obiettivo è riflettere scientificamente sulle grandi sfide della bioetica e non occuparsi di rappresentanza studentesca. Il desiderio di potenziare i Movit non dovrà essere a discapito dei gruppi giovanili locali che continueranno a formare giovani fra 18 e 35 anni (liceali, neolaureati e coloro che hanno deciso di non intraprendere percorsi universitari) e a collaborare coi cav e i mpv locali. Insomma fondare altri Movit non è una svolta elitaria; siano consapevoli che il nostro gruppo giovani debba essere lievito per il popolo della Vita e non per una giovane élite.

Marco Alimenti

CAV di Pesaro, 25 anni a servizio della Vita



25 anni di storie vissute, amore dato e ricevuto e miracoli di Vita illuminati dal coraggio di mamme speciali… Il Centro di Aiuto alla Vita (CAV) di Pesaro (PU) festeggerà sabato 18 Aprile il suo “argentato” anniversario, dopo 25 anni, appunto, di onorato servizio. L’evento si svolgerà nella cornice del Teatro Loreto di Pesaro, in Via Mirabelli 3, con ingresso libero, a partire dalle 17:30.

Un pomeriggio per celebrare una storia lunga ed estremamente intesa a servizio della Vita.
Giovanna Giacchella, attuale presidente del CAV di Pesaro, e gli operatori tutti,  vi aspettano a “Mai sola”, un bellissimo evento pensato per questa speciale occasione.
Saranno diverse le personalità che interverranno e si alterneranno sul palco per creare uno “spettacolo” nel vero e duplice senso della parola, di performance e di meraviglia. Tra di esse Suor Maria Gloria Riva, Elena Levantini e Francesca Bertoni, Francesco Lieri, Frida Neri e non ultimi i ragazzi della scuola media “Gandiglio” di Fano.

Insomma, un’eccezionale occasione da non perdere, a cui vi invitiamo calorosamente a partecipare. La professionalità e l’umanità delle operatici del Centro Aiuto alla Vita di Pesaro ci fanno immaginare quanto la condivisione di questo pomeriggio possa essere speciale e, perché no, anche toccate.
Aperti alle belle sorprese che “Mai sola” ci riserverà Sabato, vi lasciamo con queste belle parole che arrivano proprio dal Centro Aiuto alla Vita di Pesaro, che per la promozione di questo evento ha anche ripercorso e mostrato al mondo tutte le sue attività. Ecco, allora, che è nata una meravigliosa riflessione,  frutto di passione, dedizione, umiltà, coraggio e professionalità!
Grazie, cari amici per la Vita di Pesaro. Ci vediamo sabato!

“La vera ricchezza di questi 25 anni sono gli incontri fatti; le donne che si sono fidate ed affidate.
I loro visi li ricordiamo uno per uno.
I loro nomi, talvolta dalla difficile pronuncia, si affacciano alla memoria con quelli dei loro figli.
Le abbiamo amate tutte, e tanto.
Ci sono state notti insonni, di desiderio e trepidazione. Giorni di attesa, di festa e, a volte, di smarrimento.
Con loro siamo cresciute”


DS
 
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