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Si parla di eterologa a Firenze

Convegno sulla fecondazione eterologa organizzata dal Movit di Firenze e Siena

Giorni addietro, ricorderete un articolosu giovani prolife riguardo alla fecondazione eterologa.
Non lo ricordate? Male! Eccolo qua, rileggetelo.

Come ricorderete la questione dell'eterologa è particolarmente sentita dai prolife toscani, perché - sempre come è scritto nell'articolo ormai celebre - il presidente della Giunga Regionale Toscana, Enrico Rossi, ha deciso di partire lancia in resta, contro tutto e contro tutti (legalità compresa) con questa eterologa che a quanto pare è un suo pallino.

Ma è anche uno dei nostri pallini. E quindi abbiamo sentito l'esigenza di parlare, dentro all'università, di eterologa.

Lo faremo venerdì 17, alle ore 16, presso il polo di scienze sociali (edificio D6, stanza 004).

Oltre ai saluti del preside della scuola di Giurisprudenza, Prof.  Paolo Cappellini, e avvalendoci dell'opera di moderatore del presidente del movimento fiorentino, il Prof. Angelo Passaleva, parleranno:
- Olivia Biagioni, una laureanda membro del movit di Firenze e Siena, che sta scrivendo una tesi che tocca anche aspetti relativi eterologa, e che quindi ci porterà la freschezza dei suoi studi;
- Leonardo Bianchi, che è ricercatore di diritto pubblico nell'università di Firenze, da sempre molto attento alle tematiche di bioetica;
- Assuntina Morresi, che è professoressa associata di Chimica Fisica all'Università di Perugia, e membro della commissione nazionale di bioetica;
- Claudio Sartea, che è ricercatore di Filosofia del diritto all'università di Roma Tor Vergata.

Vi aspettiamo numerosi!

Il Movit di Firenze e Siena







Sindrome del Sopravvissuto


Dare un nome al dolore: un libro uscito da poco. Anna Fusina intervista l'autrice nel suo blog, e noi ne riportiamo qualche estratto. 



- Molti pensano che l'aborto volontario sia un problema che riguarda solo la madre...

Dott.ssa Foà: Pensare che l’interruzione di gravidanza volontaria sia un problema che riguarda solo la madre - e il bambino - corrisponde ad una visione semplicistica della realtà. Il concepimento di un bambino coinvolge innanzitutto un uomo e una donna, che insieme al bambino sono i protagonisti della tragedia: ma non si devono dimenticare gli eventuali fratelli dei bambini abortiti e naturalmente tutti coloro che hanno giocato qualche ruolo nella decisione di abortire o che hanno collaborato all'aborto, cioè i parenti stretti, il personale medico e paramedico e, in ultima analisi, la società nel suo complesso (ciò vale in particolare nel caso delle minorenni, ma non solo). La legge 194/78, che ha legalizzato in Italia l’interruzione volontaria della gravidanza, ha di fatto abbassato la consapevolezza della gravità dell’interrompere una gravidanza in corso e mette persone come medici, infermieri ed ostetriche in condizione di collaborare alla decisione di abortire presa da altri. L’impatto dell’aborto sugli operatori sanitari sta diventando sempre più evidente, il numero degli obiettori di coscienza sempre maggiore e molteplici sono le dichiarazioni di medici che, dopo aver effettuato per anni interventi di interruzione di gravidanza, dichiarano di non essere più disposti a farlo: per citare un caso italiano tra i molti, ricordo Piero Giorgio Rossi, ginecologo che dal 1992 ha effettuato circa 1000 aborti presso la clinica Mangiagalli di Milano, per diventare, dopo vent'anni di pratica clinica, obiettore di coscienza e strenuo oppositore dell'aborto; o il defunto Bernard Nathanson, che dopo oltre 60.000 aborti effettuati negli Stati Uniti ed un passato di attivista a favore delle organizzazioni abortiste divenne una delle voci più forti del movimento pro-life americano.

- Cos'è la "sindrome del sopravvissuto"?


Dott.ssa Foà: E' una sindrome da pochi studiata, di cui è stata teorizzata da tempo l'esistenza e della quale possiamo ben immaginare la vastità di proporzioni: i dati dicono che una famiglia su cinque nel mondo ha vissuto un aborto. Grazie agli studi di Ney, che è colui che l'ha evidenziata tra i primi, si stanno raccogliendo dati su persone che hanno fatto esperienza di tipi diversi di sindrome del sopravvissuto. Se ne sono individuati molti, tra cui: situazioni di bambini che statisticamente hanno poche possibilità di sopravvivere alla gravidanza; bambini i cui genitori hanno pianificato l’interruzione di gravidanza; bambini i cui fratelli sono stati abortiti prima/dopo di loro; bambini che sanno che avevano molte possibilità di essere abortiti perché handicappati o del sesso sbagliato o perché nati fuori dal matrimonio; bambini che sarebbero stati abortiti se solo i genitori avessero potuto; bambini che non sono stati abortiti solo perché i genitori hanno tardato tanto a decidere e non lo hanno fatto solo perché la gravidanza era oltre il termine legalmente consentito per l'aborto; bambini il cui gemello è stato abortito; bambini che sono sopravvissuti durante l’aborto effettuato tramite isterectomia o soluzione salina (in quest'ultimo caso un grande e lungo ago viene inserito tramite la parete addominale della donna e nel sacco amniotico: si aspira un po’ di liquido amniotico e si inietta una soluzione salina concentrata, con conseguente avvelenamento acuto da sale, che corrode, brucia lo strato esterno della pelle del bambino. Disidratazione, emorragia del cervello, gravi danni agli organi, procurano una grandissima sofferenza nell’embrione portandolo ad una morte lenta e con atroci dolori, indicibile sofferenza, spasmi e contrazioni. L’agonia dura alcune ore).
Dalle situazioni suddette emergono enormi conflitti che hanno ripercussioni sull’individuo e di conseguenza sulla società.
Le ricerche condotte da Ney, psichiatra infantile e psicoterapeuta canadese, indicano che nei Paesi in cui ci sono stati livelli alti di aborto sussistono maggiori difficoltà economiche, inefficienze governative e disagi sociali. Uno studio relativo ad una provincia canadese dove c'è il più alto tasso di aborti ha verificato che anche il tasso di abuso sui bambini è il più alto. Questa ricerca conferma che l'aumento di abuso sui bambini in Canada è da correlare all'introduzione dell'aborto libero.

Allora è lecito chiedersi: cosa succede alla persona-figlio sopravvissuto ad un aborto? I figli che ce l’hanno fatta e quindi sono venuti al mondo, come stanno? Come vivono nel profondo le relazioni con i genitori e con gli altri?

Il tema è complesso: come abbiamo visto, la sindrome da sopravvissuto all'aborto colpisce sia coloro che sono sopravvissuti ad un tentativo di aborto, sia fratelli di bambini abortiti dalla madre.
Questi bambini sono afflitti dal senso di colpa per il fatto di essere vivi ed hanno problemi esistenziali originati da una domanda fondamentale, anche se non sempre consapevole: «Mamma, se ci fossi stato io al posto suo, avresti ucciso me?». Come difendersi? I bambini sanno che non possono sopravvivere senza genitori e di conseguenza faranno di tutto per compiacerli, anche a scapito delle loro scelte. In questo modo, i bimbi si rendono capri espiatori di se stessi per evitare di essere maltrattati o ignorati. A causa di questa situazione si pongono molteplici domande: “Come faccio a fidarmi di mia madre e di mio padre? Loro dicono di amarmi, ma cosa hanno fatto al fratellino? Allora che cos'è l’amore? Come è possibile credere all’amore dei genitori?” Questi dubbi sono un elemento di conflitto interiore e disturbano la crescita ed ogni progetto di vita: il senso di colpa paralizza la volontà in modo inconsapevole. Chi soffre in modo grave di questa sindrome non riesce a portare avanti la propria vita, non si realizza e resta come bloccato senza darsi ragione del perché.

- Da quello che ha detto finora, si evince che il consenso informato firmato dalle donne che si accingono a sottoporsi alll'IVG non è realmente "informato"...

Dott.ssa Foà: Ormai si firmano consensi informati per qualunque cosa, ma non ho mai visto nulla che informasse le donne su cosa sia lo stress post-aborto prima che esse abortissero. Certo è che se il pensiero di base è quello che non ci sia nessuno stress o trauma per la donna dopo la morte del proprio figlio abortito, sarà difficile che venga sottoposto alle donne un documento che attesta che invece esso si verifica...
Qualche mese fa chiesi ad un'amica sudamericana di tradurmi in spagnolo un mio scritto. Ne rimase colpita: era un argomento che non conosceva. Poco dopo restò gravida del quarto figlio. Era seriamente agitata perchè gli altri tre erano comunque piccoli. Questa donna ha avuto la fortuna di essere sostenuta dal marito nei suoi momenti di ambivalenza, ma ogni volta che mi incontra mi dice: “Ho pensato al tuo scritto e non ho abortito”. Dire la verità è a mio avviso il modo giusto per informare le persone e renderle consapevoli.
Tutti hanno il diritto di essere informati, di sapere che dopo l'aborto di un figlio la vita non è più la stessa, che la parte gioiosa di noi si frantuma e che non potremo andare avanti nella nostra vita fino a quando non affronteremo questo dolore [...]

leggi di più sul blog di Anna Fusina 


Buone notizie da Genova


Tornano gli angeli del fango. Ed è una bella notizia

A volte la realtà è in grado di stupirci, di mostrarci cose che non avevamo proprio pensato possibili. 
Sto parlando degli angeli del fango, quei ragazzi di Genova che stanno dando una mano a ripulire la loro città, alluvionata in seguito al nubifragio dei giorni scorsi. 

Sì, siamo d'accordo: non è una cosa nuova. Il termine "angeli del fango" fu coniato per quei ragazzi che diedero una mano nell'alluvione del' 1966 a Firenze. E anche allora fu un fenomeno stupefacente. 

Sì, d'accordo: forse non c'è niente di eroico nel saltare le lezioni a scuola (ammesso e non concesso che la scuola sia agibile). Forse questi ragazzi, senza scuola, senza discoteca né motorino, non trovano niente di più divertente che spalare fango per le strade deserte. Forse per loro è un passatempo come un altro, un passatempo allegro da fare tutti insieme. 

Ma nondimeno, sono stupito. 
Stupito da questa generazione, la mia, la nostra generazione. 
Questi ragazzi cui non si dà un quattrino, tutti presi a smanettare sui loro perfidi touchscreen a scrivere scemenze alle persone lontane, anziché parlare con chi hanno vicino, ci stanno meravigliando. 
Dalla generazione del 1966 forse ce lo potevamo aspettare: talmente impegnati socialmente e politicamente, sia al liceo che nelle università; sarebbe stato una vera contraddizione restare con le mani in mano. 
Ma questa generazione sta dando ai propri detrattori una grande lezione. 


La lezione è questa. 
«Voi pensate che noi siamo una generazione perduta, tra divertimenti facili e l'onnipotente internet che divora i nostri cervelli. Forse è vero che questa roba ci nuoce, anzi è senz'altro vero; e lo sappiamo bene, lo sappiamo meglio di voi. 
Quel che non è vero è che siamo una generazione perduta. 
Se ci buttiamo su giochi stupidi, sui social network e ci chiudiamo alla realtà, è perché riteniamo che quei giochi, quei social, siano molto più veri di quello che c'è là fuori. 
E non perché non sappiamo che è una comunicazione virtuale: lo sappiamo bene. Ma è una comunicazione tra persone vere, cioè noi. Forse non sarà per sempre, ma ancora per un po', noi siamo veri. 
E abbiamo bisogno di messaggi veri, di sfide vere, di obiettivi chiari. Lontani dal trambusto, dalle proteste, dalle critiche spietate. 
Dateci questo: dateci un obiettivo, qualcosa di vero, di sano, di bello da fare. E noi ci tufferemo dentro a questa cosa. 
Abbandoneremo la nostra pigrizia e la nostra noia: cancelleremo tutte le nostre distrazioni. 
Che bello! Finalmente qualcosa da fare. E vedrete come saremo bravi a farla. »
Fine della lezione. 

Ecco quindi che questa generazione, così poco intellettuale, forse lo è perché ha nel cuore la sfiducia in un mondo migliore, in una società più interessante, più stimolante. La sfiducia in un mondo che non hanno creato loro, così come internet. 
Ma date loro un obiettivo vero, e vi sapranno sorprendere. 
Mostrate loro una avventura da vivere, un mondo nuovo da seguire, e lasceranno tutto per andarci. 

Un grazie sentito ai ragazzi di Genova: state segnando un punto a favore della nostra generazione. 

V per Vita



Vivere per poco, ma vivere del tutto


Un bellissimo articolo apparso oggi sul blog del nostro Giuliano 

Anche se il destino che ci attende è uguale, non c’è affatto accordo sul modo di guardare la vita. Fra i tanti modi d’intenderla, oggi sembra prevalere la tendenza ritenere che un’esistenza più lunga e ricca e costellata di soddisfazioni professionali ed economiche sia un conto, mentre vite brevi o poco fortunate, in definitiva, non siano bagliori, tristi lampi senza senso. In quest’ottica, la brevissima esistenza terrena di Shane Michael Haley – il bimbo di Filadelfia nato con una grave malformazione nei giorni scorsi e vissuto meno di quattro ore dopo il parto – rappresenta probabilmente il più lampante esempio di vita non solo inutile, ma persino terribilmente dolorosa: 

Anche Michael Jakson era prolife!


Una dimenticata canzone del Re del Pop condannava duramente l'aborto

Più si va avanti e più si scopre che sono davvero tanti i prolife nel mondo. Anche gente che non ti aspetteresti. 
Sappiamo di Steve Jobs, di Jack Nicholson, di Justin Bieber, di Martin Sheen e tanti altri. 
Però non sapevamo di Michael Jackson. 

Come segnala il sempre ottimo COGITOETVOLO, sul cui sito troviamo anche il link per la canzone,  Michael scrisse una canzone dura contro l'aborto. Si chiama "song Groove", meglio conosciuta come "abortion papers". 

Ne riportiamo il testo (la traduzione è mia): 

Sorella non leggere, lei non lo saprà mai
E l'amore?
Vivere con un'anima cristiana
cosa otteniamo, lei fugge via
E l'amore?
E tutto ciò per cui io prego
Non sai il peggio, lei conosce un ateo
E Dio?
Vivere è tutto ciò che capisco
Che cosa ottieni, cose che lei direbbe
E l'amore?
E' tutto ciò che prego
Quelle carte dell'aborto
Firmate col tuo nome contro le parole di Dio
Quelle carte dell'aborto
Pensa alla vita, mi piacerebbe avere mio figlio
La sorella è confusa, se n'è andata via da sola
Che ne è dell'amore?
Che ne è di tutto quello che ti ho detto?
Aspettare una vita, leggere le parole,
cantare un canto, citare un verso della Bibbia
il padre è confuso, la mamma è disperata,
il fratello non si dà pace
Che ne è di tutto quello che ho visto?
Lo sai che stai mentendo, lo tieni nascosto
Che ne è del tuo cuore?
E' tutto quello che so
Quelle carte dell'aborto
Quelle carte dell'aborto
mi piacerebbe avere il mio bambino
Quelle carte dell'aborto

Sister don’t read, she’ll never know
What about love?
Living a Christian soul
What do we get, she runs away
What about love?
What about all I pray
Don’t know the worst, she knows a atheist
What about God?
Living is all I see
What do you get, things she would say
What about love?
That’s all I pray
Those abortion papers
Signed in your name against the words of God
Those abortion papers
Think about life, I’d like to have my child
Sister confused, she went alone
What about love?
What about all I saw?
Biding a life, reading the words
Singing a song, citing a Bible verse
Father’s confused, mother despair
Brother’s in curse
What about all I’ve seen?
You know the lie, you keep it low
What about heart?
That’s all I’ve known
Those abortion papers
(Hee-Hee Hee Hee-Hee)
(Hee Hee-Hee Hee Hee-Hee)
Those abortion papers (Hee-Hee Hee Hee-Hee)
I’d like to have my child (Hee-Hee Hee Hee-Hee)
Those abortion papers (Hee-Hee Hee Hee-Hee)
(Hee-Hee Hee-Hee).

Diario di viaggio: Meeting 2014




Dalla periferia dell’esistenza al cuore dell’umano. Esperienza di vita al meeting 2014



“Avete presente quando vi dicono che proprio le esperienze da cui non ci si aspetta nulla sono quelle che probabilmente più ci sorprenderanno? Banalità delle banalità. Ma, è vero!”.

Inizia così la riflessione fatta da Irene a seguito della sua esperienza all' ormai storico stand del MpV al meeting di Rimini, e prosegue “ così il lunedì del tutto sprovvista di aspettative o idee, ho preso il treno per Rimini.
Ad accogliere me e la mia esperta e immancabile compagna di viaggio Ludovica ci sono le fantastiche fontane dell’ingresso Sud e l’insegna d’entrata “Meeting 2014”. Dentro si muovono veloci e ordinati plotoni di polo bordeaux, giovani in giacca e cravatta, famiglie con bambini e zainetti pieni di gadget coloratissimi. L’imponente macchina organizzativa rivela la sua funzionalità subito, al primo sguardo: sebbene ci siano moltissime persone in movimento dappertutto, si ha la netta sensazione che tutto sia al proprio posto”. Ed è proprio cosi! Di anno in anno un’ organizzazione puntuale e precisa offre ai partecipanti alla fiera momenti di ascolto e riflessione, momenti di comunione e svago, e a noi la possibilità di far conoscere che cosa è il Movimento per la Vita, e cercare persone che vogliano partecipare anche loro ai nostri progetti. Quest’anno al padiglione A3 lo stand era gestito dalle signore del Cav di Rimini aiutate dai giovani, tra cui Martina e Francesco, Irene e Ludovica, Daniela e Marino, Lucia, Francesca e Chiara, che coordinate da Pino Morandini, vicepresidente nazione del Movimento per la Vita, hanno potuto offrire un programma di incontri su temi cari al volontariato prolife. Così anche in questa occasione si è potuto notare come il Movimento sia una grande famiglia in cui è difficile non sentirsi accolti fin da subito: basta un po’ di gelato, una tavola grande attorno a cui sedersi e l’età diventa veramente solo un numero, invisibile per chi ha voglia di condividere la propria storia con gli altri.

Ogni giorno il programma dello stand prevedeva sia la voce autorevole di professori ed esperti sia le testimonianze di vita di tante volontarie dei Cav o delle case di accoglienza; così, in un salottino pieno di puff bianchi e palloncini colorati, ci siamo ritrovati a discutere con serietà ma sorprendente semplicità dell’esempio di coloro che, in modalità diverse, hanno deciso di spendere energie e passione per stare accanto e sostenere chi è spesso relegato nelle periferie dell’esistenza umana. Le relazioni hanno riempito le poltroncine del nostro salottino di tante persone di ogni età: qualcuno passava giusto cinque minuti, prendeva un volantino e se ne andava; altri si sono seduti e hanno ascoltato rapiti fino alla fine. “E a volte i racconti fanno tremare il cuore; come la storia di Aurora, una bellissima ragazzina bionda e con due perle azzurro cielo al posto degli occhi. Ad appena 12 anni e mezzo ha il coraggio di lasciarsi aiutare dalle volontarie della casa di accoglienza del proprio paese e portare avanti la gravidanza, che tuttavia la allontana dall’affetto dei suoi familiari e le fa sentire forte il freddo dell’isolamento e della solitudine. Ma nella casa di accoglienza Aurora trova una seconda famiglia, oltremodo premurosa, che la assiste in ogni momento. Oggi Stefano, il suo piccolo uragano con gli stessi occhi della mamma, non ha ancora tre anni ma già è il principino di tutte queste zie acquisite che lo coccolano insieme ad Aurora: lei non smette mai di sorridere quando lo guarda, nemmeno se fa i capricci” ci ricorda ancora Irene.

Ma di momenti belli ce ne sono stati tanti. Visite alle mostre, come quella intitolata “Egitto. Quando i valori prendono vita”, curata dal gruppo SWAP (Share With All People), associazione studentesca di giovani egiziani dell’università Cattolica di Milano. Nel viaggio di riscoperta delle proprie origini, hanno deciso di illustrare la rivoluzione che ha sconvolto l’assetto del potere in Egitto negli ultimi anni mettendone però in luce tutti quegli aspetti che telegiornali e mass media non ci descrivono. Davanti alla sofferenza e alla morte, dice la ragazza giovanissima che ci guida all’interno della mostra, la responsabilità nei confronti della vita assume altri significati e la profondità della libertà giustifica il motivo per cui uomini e donne possono arrivare al punto di sacrificare la vita perché altri siano liberi.

Alla fine della mostra abbiamo lasciato sul loro quaderno il nostro Grazie, il grazie di tutti i giovani del Movimento per la Vita che con questi ragazzi, così come con i tantissimi giovani che ogni anno danno vita e lavorano per il Meeting, condividono la speranza forte ed eroica di poter cambiare qualche angolo di mondo o, per lo meno, di riuscire a migliorare le situazioni di “periferia” che ci vivono accanto. Riuscirci tramite progetti, come il “Progetto Gemma” tanto caro ai volontari per la vita, che in questi giorni di fiera è stato al centro del nostro volantinare, un progetto che si può sintetizzare così: più persone adottano un sorriso più sorrisi riusciremo a far nascere. È un’ambizione grande che ci guida, forse condita di una buona dose di ingenuità e spregiudicatezza. Ma come scriveva il grande Enzo Jannacci, celebrato nel percorso “Mondo piccolo – Roba minima. Le periferie esistenziali in Giovannino Guareschi e Enzo Jannacci” “la bellezza dei vent’anni è poter non dare retta a chi pretende di spiegarti l’avvenire, e poi il lavoro e poi l’amore…”

“Così, mentre in tanti sono impegnati a farci credere che è inutile pensare di poter fare concretamente qualcosa di grande per un domani migliore, noi continuiamo a lavorare per cambiare il mondo”. 

Così termina Irene la sua riflessione mentre a noi rimane da vedere se quello che abbiamo seminato in quella settimana fatta di discorsi, sorrisi, emozioni porteranno frutto. Il frutto a cui auspichiamo è che molte delle persone che si sono interessate decidano di adottare il nostro progetto, così da far nascere nell’anno venturo tante belle piccole promesse di felicità.







Irene&Martina

Fecondazione eterologa: che diavolo succede?


Un piccolo vademecum nel caso non sappiate cos'è l'eterologa e cosa sta accadendo in Italia


Il mondo prolife è sconvolto, in questi giorni, da un uragano che ci ha invaso. L'ingresso prepotente della fecondazione eterologa in Italia. 

Si sta scrivendo molto sul tema: ma non abbastanza, e non abbastanza bene. 
Però si tratta di un tema molto complesso, e non è il caso di dare per scontato che tutti sappiano di cosa si parla. 
Ecco quindi un piccolo promemoria diviso in tre parti: cos'è l'eterologa, perché i prolife sono contrari, cosa sta succedendo. 

Cos'è la fecondazione eterologa? 

Senza pretesa di essere più precisi che chiari, si tratta di un tipo di fecondazione assistita, cioè di fecondazione che avviene fuori dall'utero o comunque con metodologie non naturali.
Parliamo di fecondazione in vitro, tanto per avere una idea (FIVET).
Quando la fecondazione in vitro avviene con i gameti (il patrimonio cromosomico) di quell'uomo e quella donna che poi saranno legalmente  il padre e la madre del bambino che (auspicabilmente) nascerà, si parla di fecondazione OMOLOGA.
In tutti gli altri casi, la fecondazione sarà invece ETEROLOGA.
Per tutti gli altri casi possiamo riferirci, per esempio, al fatto che il donatore dei gameti maschili e il futuro padre non sono la stessa persona; che la donatrice dei gameti femminili e la futura madre non sono la stessa persona. Ancora: che la donna che porterà in grembo il bambino e la futura madre non sono la stessa persona.

A ben guardare, con la fecondazione eterologa i concetti di "padre" e "madre" necessitano di qualche precisazione. Di fatto, sono tali i "destinatari" del bambino; quelli che poi in concreto lo cresceranno. Non quelli che geneticamente sono il padre e la madre.
Una situazione più simile alle adozioni che non alla filiazione naturale.

L'adozione è una cosa legale e moralmente ammessa, anzi, per molti aspetti è una pratica lodevole. Se questa pratica somiglia all'adozione, quale sarebbe il problema? In altri termini:

Perché i prolife sono contrari? 

Da quanto detto può già capirsi cosa hanno da ridire i prolife. La fecondazione eterologa scinde il rapporto padre-madre-figlio, trasformandolo da un rapporto naturale ad un rapporto artificiale. Questo porta ad una serie di conseguenze negative: 

1) Il figlio si compra. Queste pratiche sono molto costose, e hanno come obiettivo non la cura di una malattia (l'infertilità lo è) ma la produzione di un bambino. Il bambino diventa il prodotto, la merce.
2) Il figlio si progetta. Dal momento che si deve ricorrere ad un donatore, perché limitarsi a sceglierne uno a caso quando si può chiedere un donatore super? Nelle banche del seme donne e uomini particolarmente sani e particolarmente richiesti vendono i loro gameti. Si può letteralmente scegliere il donatore, e quindi determinare le caratteristiche somatiche del figlio. Ci sono anche dei donatori Vip, se volete, in Inghilterra. Chi vuole essere madre del figlio di Paul McCartney? O preferite David Beckham come padre? Tutto si può avere, basta pagare.
Senza contare che, come per l'aborto selettivo di genere (di cui abbiamo parlato in questo sito) si presentano gli stessi dilemmi. Puoi averlo maschio, se vuoi, o femmina. 
E puoi averlo bianco, biondo, alto, occhi azzurri. Vi ricorda niente? 

3) Un figlio? Cento figli! La pratica della vendita o donazione del seme ha fatto sì che ci fossero persone con un numero di figli a due zeri. Di fatto, la cosa diventa incontrollabile. 

4) Utero in affitto. Uno degli aspetti più drammatici, sia perché già avviene, sia perché lascia davvero allibiti il fatto che a nessuno sembra importare. Perché mai una donna dovrebbe dare il suo utero per ospitare un figlio che non avrà? Risposta in coro: per soldi. E forse neanche poi molti. 
La pratica dell'eterologa sfrutta il bisogno di donne povere, magari del terzo mondo, che vengono contattate da agenzie per affittare il loro utero. In sostanza: donne povere che fanno i figli al posto di donne ricche. O meglio: al posto di donne che vivono in paesi ricchi, perché (come vedremo) l'eterologa  italiana sarebbe a carico del servizio sanitario nazionale. Cioè, a carico nostro. 

5) Madre e padre? Non necessariamente.  La fecondazione eterologa è notoriamente il modo più comodo per le coppie omosessuali per avere figli. E' stato così che Elton John e il suo compagno hanno ottenuto (non saprei usare termine più lusinghiero) i loro due figli. 

Oltre a tutto questo, si aggiungono per quanto riguarda l'eterologa le criticità che già erano proprie della fecondazione omologa: 

1) Embrioni congelati. Esseri umani che vengono prodotti in serie e messi in freezer. In attesa di essere impiantati oppure... utilizzati per la ricerca scientifica. 

2) Un enorme spreco di vite umane. La fecondazione omologa ha un basso tasso di successo. In pratica ben pochi degli embrioni inseriti nell'utero materno riescono a impiantarsi, cioè a sopravvivere. Gli altri muoiono. E' una tecnica molto fallibile, ma questo non sembra nuocere ai vasti guadagni delle cliniche che la praticano, anzi. 

E vi sono anche altri aspetti di schietta bioetica, che ometto perché altrimenti il discorso si farebbe troppo pesante. 

Cosa sta succedendo? 

Mentre la fecondazione omologa era consentita dalla legge 40 seppure con certi limiti, la legge stessa proibiva la fecondazione eterologa in qualsiasi forma. 
Una serie di sentenze della Corte Costituzionale, nate da ricorsi giudiziari finanziati dalle stesse cliniche che fanno fecondazioni in vitro, hanno via via eliminato i limiti che la legge 40 poneva. 
Da ultimo, anche il limite del divieto della fecondazione eterologa, che quindi diventerebbe possibile. 
Unico limite che rimane, è il fatto che si può accedere a queste pratiche solo se si è sterili, e solo una piccola parte delle coppie lo è davvero, e la maggior parte di esse non ricorre alla Fivet come prima soluzione. Ma è una magra consolazione. 

Il fatto che la Corte Costituzionale avesse fatto cadere il divieto all'eterologa non comportava però un diritto indiscusso da parte di chiunque a praticarla, in particolare in assenza di linee guida. 

C'è chi si è adoperato in tal senso. 
La Giunta Regionale Toscana, guidata dal governatore Enrico Rossi (il grazioso signore nella foto), si è premurata non solo di formulare delle linee guida particolarmente permissive per la fecondazione eterologa, ma anche di capeggiare le altre regioni per arrivare prima possibile ad una diffusione su scala nazionale. 
Dopo infatti una riunione nazionale degli assessori regionali di tutte le regioni d'Italia, che hanno approvato in blocco e senza discutere le linee guida toscane, le stesse hanno avuto l'assenso dei governatori. Il trattamento sarebbe inoltre a carico del servizio sanitario nazionale. 

Sconfitta su tutta la linea, dunque? 
Non proprio. 

Essendo la legge 40 relativa alla fecondazione in vitro una norma statale e non regionale, si ritiene logico che le linee guida siano di provenienza statale, e non regionale. 
Ben potrebbe perciò il Governo centrale lamentare che le regioni stiano arrogandosi un potere che non hanno. 
Questo è assolutamente logico. Tuttavia il problema è che il soggetto chiamato a dire di chi è la competenza in materia è la stessa Corte Costituzionale che ha fatto a pezzi la legge 40, legittimando di fatto l'eterologa in Italia. 

E' appena il caso di ricordare che la legge 40 è stata approvata (da un parlamento regolarmente eletto) dopo un vivace dibattito, sottoposto ad un referendum nel 2005 che non passò, con conseguente indiretta legittimazione popolare della legge. 

Quindi, riassumendo: le nostre speranze risiedono nella Corte Costituzionale, che dichiari che la competenza in materia è dello stato (e questo è, nonostante tutto, molto probabile). In secondo luogo, nel ministero della Salute, affinché limiti il più possibile il ricorso a tale pratica. 

Nel frattempo... è bene tenersi informati. Discutere della cosa. Non lasciarsi trasportare dall'onda di entusiasmo verso un meccanismo che trasforma le persone in merce di scambio, i bambini in pacchi postali. La vita umana in un prodotto commerciale. 

V per VITA 



Meeting 2014: parlano di noi





L'edizione odierna di AVVENIRE riporta una intervista ai giovani presenti allo Stand del Movimento per la Vita al Meeting di Rimini. 
La riportiamo integralmente. 



Vai allo stand del Movimento per la vi­ta e scopri una bella storia mai rac­contata degli ultimi giorni di san Gio­vanni Paolo II. Il racconto è risuonato più volte in questi giorni nelle parole di Martina Frassoldati, di Finale Emilia, e di Ludovica Cerasuolo, di Eboli, nel Salernitano, giovani animatrici dello stand a Rimini, che si sono trovate a proporre a tante persone in questi giorni il “progetto Gemma”, un’iniziativa che il Movimento porta avanti da tempo: 160 eu­ro donati lungo 18 mesi per “adottare” una mamma con il bambino in grembo che - per via di difficoltà essenzialmente economiche - rischia di intraprendere invece la strada do­lorosa dell’aborto. Ebbene, come Martina e Ludovica hanno raccontato, questo proget­to ha avuto un sostenitore importante, im­portantissimo e riservatissimo, tanto che non si era mai saputo prima: Giovanni Paolo II interesse, hanno detto che si faranno sentire».
Tanti piccoli Meeting nel Meeting, alla Fiera di Rimini: allo stand del Movimento per la Vita si sono susseguiti tan­ti con un lascito deciso alla fine dei suoi gior­ni ha sostenuto dieci progetti Gemma. Il bello però è nel pro­sieguo di questa storia, e che cioè uno di que­sti parti si è poi rivela­to gemellare, mentre un’altra donna che pensava di abortire perché il marito era senza lavoro, nel giro di poco tempo non solo ha messo al mondo un bambino, ma avendo nel frattempo an­che trovato un lavoro suo marito ha potuto mettere al mondo un’altra creatura. Cosic­ché, allo stand del Movimento per la Vita la raccontano così: Giovanni Paolo II ha soste­nuto 10 progetti Gemma e ne ha finanziati 12. Quasi un altro “miracolo”, insomma.
Martina e Ludovica sorridono, nonostante la loro giovane età: «Tanta gente ha mostra­to incontri, in questi giorni, per promuove­re una cultura della vi­ta e i tanti modi per so­stenerla: i Centri di aiu­to alla vita, le case di accoglienza (al centro di un incontro di testimonianze tenutosi mercoledì), l’obiezione di coscienza, la cam­pagna di firme 'Uno di Noi' per il Parlamento Europeo e, appunto, i progetti Gemma. Ieri ne hanno parlato in un incontro del pome­riggio Erika e Franco Vitali, una coppia che ha appena deciso di devolvere i regali per i 50 anni di matrimonio a un progetto Gem­ma. Solo che, altra sovrabbondanza, i regali sono stati più del previsto e di progetti ne so­no stati finanziati due. A seguire, ieri sera, ultimo appuntamento di questa settimana allo stand, un incontro con lo psichiatra Alessandro Meluzzi, a parlare di gender. Tanta gente per confrontarsi con lui su quello che è soprattutto un problema culturale, una 'testimonianza da portare', prima ancora che una legge discutibile anti­omofobia da approvare o contrastare. Una te­stimonianza a favore della vita e della fami­glia fondata sul matrimonio in grado di pro­muoverla.
Pino Morandini, ex consigliere regionale del Trentino e promotore in questa veste di cir­ca 80 progetti Gemma 'approvati all’una­nimità' è vicepresidente vicario del Movi­mento per la vita e responsabile dello stand: «Sono fiducioso - dice - i frutti di tanto inte­resse suscitato in tante persone, come ab­biamo imparato dopo tante edizioni del Mee­ting, si vedono lungo tutto l’arco dell’anno».


Meeting di Rimini 2014: verso le periferie del mondo





L'impegno dei giovani del MPV non si esaurisce mai, e anche quest'anno siamo presenti al Meeting di Rimini dal titolo: "Verso le Periferie del Mondo e dell'esistenza".
Nel nostro stand come è usuale organizziamo un ciclo di incontri di grande interesse. 
Eccovi il programma:


PROGRAMMA AL MEETING 2014 PRESSO STAND MOVIMENTO PER LA VITA



LUNEDI 25 AGOSTO 2014

MATTINO : PRESENTAZIONE SERVIZI DEL MOVIMENTO PER LA VITA. IL MOVIMENTO PER LA VITA E IL CAV.

RITA VOLPONI, PRES. MPV DI RIMINI
ANNA ALBINI, PRES. CAV DI RIMINI
LUCIANO BRIGHI, PRES. MPV DI BELLARIA DI RIMINI

POMERIGGIO : ORE 17 PROF . GIAN CARLO BLANGIARDO ( Ordinario di statistica e demografia Università “ La Bicocca “ Milano)

“ DALLA RINUNCIA ALLA VITA ALLA RINUNCIA ......ALLA VITALITA’. RIFLESSIONI SULLA CRISI DEMOGRAFICA DELLA POPOLAZIONE ITALIANA”

MARTEDI 26 AGOSTO 2014

MATTINO :PRESENTAZIONE SERVIZI DEL MOVIMENTO PER LA VITA ( LE CASE DI ACCOGLIENZA). TESTIMONIANZE.

POMERIGGIO : ORE 16 “ LE REGIONI E I COMUNI PER LA VITA. CONSULTORI FAMILIARI E DINTORNI “

- LUCA MARCONI, CONSIGLIERE REGIONALE MARCHE - ALBERTO ZELGHER, CONSIGLIERE COM. A VERONA - FRANCA FRANZETTI ( ASS. PAPA GIOVANNI XXIII )

- ANGELA FABBRI (PRES. CASA DI ACC. DI FORLI’)
- PINO MORANDINI, EX CONSIGLIERE REGIONALE TRENTINO-ALTO ADIGE

ORE 18 “ UNO DI NOI, UN IMPEGNO CHE CONTINUA “ CARLO CASINI, PRES. MPV ITALIANO

GIANLUIGI GIGLI, DEPUTATO UN MEDICO GINECOLOGO

MERCOLEDI 27 AGOSTO 2014
MATTINO : PRESENTAZIONE SERVIZI DEL MOVIMENTO PER LA VITA. SOS VITA POMERIGGIO : ORE 16 E 30 “FECONDAZIONE ARTIFICIALE : DIRITTO AL FIGLIO ? “

M. GRAZIA SESTINI, GARANTE INFANZIA ED ADOLESCENZA REGIONE TOSCANA



ORE 18


CARMEN BENAVIDES, AVVOCATO TESTIMONIANZE

“FAMIGLIA E SCUOLA DI FRONTE ALLA VITA E ALLE ODIERNE SFIDE CULTURALI”

- ANTONELLA DIEGOLI, INSEGNANTE -DOTT. REMO CAVICCHINI, DIRIGENTE



GIOVEDI 28 AGOSTO 2014

MATTINO : PRESENTAZIONE SERVIZI DEL MOVIMENTO PER LA VITA .
“ I CAV E LA LORO MISSIONE”, GUIDO DE CANDIA, DIRIGENTE

VOLONTARI DEL CAV DI PESARO POMERIGGIO : ORE 16, CAFFE’ LETTERARIO

PRESENTAZIONE PUBBLICAZIONI PRO- LIFE “ VITE SALVATE” di GIANNI MUSSINI

ORE 17 e 30: “ IL CONCEPITO, QUESTO SCONOSCIUTO, SOGGETTIVITA’ SCIENTIFICA, GIURIDICA,CULTURALE “



ORE 18 E 30 :


UN GINECOLOGO
FRANCO VITALE, AVVOCATO DIEGO CREMONA, AVVOCATO

I VOLONTARI ALLO STAND, TESTIMONIANZE



VENERDI 29 AGOSTO
MATTINO: PRESENTAZIONE SERVIZI DEL MOVIMENTO PER LA VITA. IL PROGETTO GEMMA POMERIGGIO: ORE 15 “ LA COSCIENZA PUO’ ANCORA OBIETTARE ? “

PIETRO URODA, PRES. FARMACISTI CATTOLICI ITALIANI ANDREA NATALE, GINECOLOGO OSPEDALIERO

ORE 16 “ LA GENERAZIONE DI “UNO DI NOI”, TAVOLA ROTONDA CON I GIOVANI DEL MPV

ORE 17 “ LE BUONE RAGIONI DELLA DIFFERENZA SESSUALE “ ALESSANDRO MELUZZI, PSICHIATRA E PSICOTERAPEUTA
 
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