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Da piazza San Giovanni arriva la petizione per fermare il ddl Cirinnà.

Il Movimento per la vita, insieme a Age, Agesc, Voglio la Mamma, Manif, Giuristi per la vita e ProVita, lancia una petizione contro il disegno di legge Cirinnà. Dopo la positiva esperienza della petizione contro il gender che nei mesi scorsi ha raccolto 180.517 firme consegnate al presidente della Repubblica, questa volta bisogna fare ancora meglio. 

La richiesta a deputati e senatori di non votare a favore della proposte deve arrivare almeno a trecentomila adesioni. E questo entro settembre quando presumibilmente andrà in votazione quel testo. Ecco il testo della petizione:

Il tessuto sociale della famiglia italiana, già molto fragile e penalizzato economicamente e fiscalmente, rischia ora di subire ulteriori, profonde lacerazioni a causa del progetto di legge Cirinnà sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso, attualmente all’esame del Senato.
Con questo progetto si prevede l’equiparazione di fatto dell’unione omosessuale alla famiglia naturale fondata sul matrimonio, riconosciuta come tale dalla Costituzione (art. 29). L’unione omosessuale, infatti, verrebbe sancita di fronte all’ufficiale di stato civile alla presenza di testimoni e l’atto che ne fa fede contenuto in apposito registro. I due partner godrebbero degli stessi diritti delle coppie sposate, ad eccezione dell’adozione (ma con garanzia della step child adoption, la possibilità cioè di adottare eventuali figli avuti da uno dei due partner dell’unione).

L’Europa, che non ci impone di legittimare i matrimoni gay, non potrebbe però avallare questo simil-matrimonio di serie B, rendendo inevitabile la sua equiparazione al matrimonio per via giudiziaria, sulla base di un principio di non discriminazione, anche per quanto riguarda le adozioni.
Per lo stesso principio sarebbe poi inevitabile permettere alla coppia gay anche l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita che, a causa degli ovvi impedimenti di natura, non potrebbe essere che di tipo eterologo, con ricorso, nel caso dei partner di sesso maschile, anche alla pratica abominevole dell’utero in affitto.

Tutto questo mentre a distanza di 7 mesi dalla sua approvazione in legge di stabilità non si riesce ancora ad assicurare il bonus di 1000 euro previsto per le famiglie con almeno 4 figli che dispongono di un reddito inferiore agli 8.500 euro. Mentre cioè si apre a discutibili diritti, non si riesce a garantire non già giustizia fiscale per tutte le famiglie, ma neanche un assegno di povertà per le famiglie più indigenti. Il progetto di legge Cirinnà rischia pertanto di dare una definitiva spallata culturale e valoriale alla famiglia naturale, tutelata dalla Costituzione in quanto luogo dove nascono, crescono e sono educati i figli, il futuro del nostro popolo.

L’accoglienza dell’altro: un impegno che parte dal quotidiano




La settimana di formazione dei giovani del Movimento Per la Vita si avvia alla conclusione. Non prima, però, di avere lasciato ai ragazzi importanti domande che li guideranno in una riflessione che non potrà fermarsi a queste giornate. L’accoglienza è uno stile di vita e non può racchiudersi in format prefissati, è crescita essa stessa. Per questo, il programma di formazione del Seminario Quarenghi spazia e abbraccia tutte le realtà che si possono incontrare nella vita quotidiana: dal bambino concepito, alla persona con malattie genetiche, al malato terminale, alla persona che incontriamo in autobus.

La giornata di venerdì è stata dedicata alla sempre più attuale riflessione sulla realtà dei rifugiati politici. Uomini e donne costretti a rinunciare alla propria vita nella propria scuola, città, nazione per mettersi in viaggio verso una possibilità di sopravvivenza. È la storia di Amara, 20 anni, che racconta la sua fuga dal Mali e dalla persecuzione dei jihadisti: “lì mi aspettava la morte sicura, il mare una morte probabile”. Amara arriva in Italia dopo un anno e mezzo di viaggio, intervallato da periodi di lavoro forzato, permanenza nel deserto, trasporti in condizioni disumane. Anche la richiesta di asilo politico non è scontata, ma Amara – ripete più volte- è stato fortunato. A Roma, Amara incontra la realtà del Sacro Cuore che si occupa, tra le altre attività, di rifugiati. Qui impara l’italiano e riesce a ottenere il diploma di terza media, poi studia informatica e si inserisce sempre più nella realtà romana. “Si tratta di esperienze di resurrezione di questi giovani” ci spiega Vittoria De Santis, volontaria all’interno del progetto missionario del Sacro Cuore, perché “ognuno diventa generatore di vita per l’altro”.

I ragazzi sono poi accompagnati in questo percorso di accoglienza a 360 gradi da Arturo Bongiovanni, giovane avvocato molto attivo nella diffusione del valore della vita nelle scuole secondarie. Arturo ha spiegato in modo rapido ma completo la legislazione sull’aborto e le sue inquietanti implicazioni e la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, nella sua impostazione e nelle sue modifiche per via giurisprudenziale, che purtroppo hanno molto marginalizzato le tutele che essa poneva inizialmente. In seguito, attraverso il riferimento a figure come Martin Luther King, Nelson Mandela e Don Lorenzo Milani, ha esortato i ragazzi a spendersi nella difesa e nel volontariato per la vita, mostrando come minoranze in apparenza insignificanti siano state, nella storia, artefici dei cambiamenti che hanno reso il mondo un po’ più giusto. Arturo ha concluso citando l’esempio di accoglienza della vita di Chiara Corbella, una madre coraggiosa che ha rinviato le cure per il tumore da cui era affetta per non compromettere la gravidanza in corso, riuscendo a salvare il suo bambino pur a prezzo della sua vita; Chiara è morta a soli ventotto anni ma con il sorriso sulle labbra.

Formare sé stessi: un esercizio di amore



Terza e quarta giornata del Quarenghi dedicate al relax e alla scoperta dell’altro e del volontariato prolife.
Il mercoledì è dedicato alla visita alla città di Paestum, con visita ai templi. Si tratta di un’importante occasione di crescita culturale ma anche relazionale: già sul pullman verso la città partenopea, le relazioni iniziano a diventare più profonde. Gli sguardi diventano più complici, si inizia a comunicare sé stessi altro. In serata la comunicazione diventa spirituale con la preghiera ecumenica di Taizè, un importante e toccante momento di raccoglimento e di meditazione.
Il giovedì si apre con un’esperienza laboratoriale. Il responsabile giovani, Tony Persico, guida i ragazzi alla conoscenza del volontariato attraverso l’utilizzo del das. I ragazzi si trovano a modellare il das, similitudine di sé stessi, in virtù dell’altro che ci sta accanto e in particolare in relazione alla donna che affronta una gravidanza difficile. In maniera “virtuale” i ragazzi sperimentano cosa significa smussare gli angoli, plasmare sé stessi in virtù degli altri, da materia informe fino ad arrivare al ferro di cavallo, che accoglie in un abbraccio e a culla che accoglie, protegge ma lascia autonomia.
La mattinata prosegue con la testimonianza dell’Equipe giovani del Movimento Per la Vita, organizzatori dell’evento Quarenghi. Ognuno porta la testimonianza del proprio servizio nelle diverse realtà regionali all’interno dei Centri di Aiuto alla Vita, delle Case di Accoglienza, dei Movimenti Per la Vita. I ragazzi hanno poi spazio per fare delle domande ai giovani dell’Equipe e lo fanno con l’entusiasmo che caratterizza la loro età.

Emozione e protagonismo le due parole che caratterizzano queste giornate, nell’attesa della formazione vera e propria che riprende domani con l’intervento di Arturo Bongiovanni e con la testimonianza di un ragazzo rifugiato che racconterà ai ragazzi la sua partenza, il viaggio e l’arrivo in Italia. Perché l’accoglienza diventi uno stile di vita e non una riflessione teorica, distaccata dalla quotidianità.

Segni di speranza: Le Méné a Maratea




Seconda giornata del Seminario Quarenghi. Si inizia la mattinata con un tema scottante: malattie genetiche, diagnosi ed eugenetica. L’intervento di Jean-Marie Le Méné, Presidente della Fondazione Jérôme Lejeune, è dedicato al racconto della figura di Lejeune, genetista, e attivista francese, scopritore della causa della sindrome di Down.
La relazione di Le Méné, dal titolo “Cosa c’è da fare? Medicina o eugenetica? L'attualità della testimonianza di Jérôme_Lejeune” presenta innanzitutto la vicenda umana, di successo e tragedia di Lejeune: scoprì le cause genetiche e la non ereditarietà della Sindrome di Down. Questo -afferma Le Méné- ha cambiato la prospettiva, perché ha decolpevolizzato le famiglie: non si tratta di “geni cattivi” dei genitori ma di fenomeni genetici di natura incidentale.
Tuttavia la sua scoperta ha aperto la strada alla diagnosi precoce della malattia e alla diffusione allarmante dell’aborto dei bambini down: ad oggi il 97 % in Francia dei bambini a cui è diagnosticata la sindrome non vede la luce.
Lejeune –racconta Le Méné- si sentiva chiamato in prima persona a difendere i bambini affetti da trisomia 21, arrivando ad affermare di avere una sola opportunità per aiutare i bambini affetti da trisomia 21 e i genitori: curarli. Nella sua attività di ricerca, affermò più volte che se si impegnassero le stesse risorse economie di quelle destinati agli aborti, la trisomia 21 avrebbe già una cura e che da un punto di vista tecnico, è meno difficile trovare una cura per la trisomia 21 che mandare un uomo sulla luna. Il suo lavoro fu ostacolato dallo Stato francese, che tagliò i fondi della sua ricerca a causa della sua posizione contraria all’aborto. Questo non ha, però, fermato Lejeune che si è impegnato in prima persona nel ricercare fondi privati.

Jérôme Lejeune, la ricerca, la scoperta, la contrapposizione a una società che non rispetta l’uomo. Tutti segni di speranza. Che non muoiono, neanche con la morte del ricercatore francese. Oggi la Fondazione Lejeune ha ripreso il lavoro del genetista, continuando la ricerca su malattie quali la Trisomia 21, Williams-Beuren, X-fragile, sindrome del grido del gatto, Smith Magenis, monosomie, ritardi mentali ecc. Ancora la Fondazione si pone a servizio dei malati e delle loro famiglie, attraverso il perseguimento di tre obiettivi: cercare, prendersi cura, difendere. È il primo finanziatore in Francia per quanto riguarda la ricerca sulle malattie genetiche e si occupa di difesa della vita a tutto tondo: dalla pressione per l’abolizione della ricerca sugli embrioni, al contrasto all’ eutanasia, alla promozione dell’accoglienza della vita umana quando malata. Segni di speranza. Come i giovani che ascoltano, coinvolti, la storia di amore immenso di Lejeune.

Maratea: al via la 33esima edizione del Seminario V. Quarenghi



Inizia ufficialmente l’edizione 2015 del Seminario V. Quarenghi, nella bellissima località di Acquafredda di Maratea. Circa duecento giovani, tra i 16 e i 30 anni, provenienti da tutte le Regioni d’Italia, si sono ritrovati presso l’Hotel Villa del Mare, per dare il via alla settimana di formazione e di vacanza animata dal gruppo giovani del Movimento Per la Vita Italiano.

Il Life happening inizia ufficialmente in mattinata, con l’intervento di Saverio Sgroi, educatore e giornalista, dell’Associazione Cogito et Volo, che presenta una relazione dal titolo evocativo: “Il nostro posto è aldilà delle stelle”. L’intervento si cala in maniera puntuale nel tema del Quarenghi: “Nati per vivere, Storie di amore immenso”, che richiama il protagonismo dei giovani nell’essere autori attivi della propria storia. Sgroi offre ai giovani la chiave per poter vivere con lo sguardo verso l’alto (e verso l’altro): l’amore, che ci mette in contatto con l’infinito e con l’eterno. L’apertura al mistero e al trascendente ci mette di fronte anche ai limiti dell’altro, quasi in un fenomeno contraddittorio. La contraddizione si risolve nell’amore stesso, che ci porta “aldilà delle stelle”. Sgroi termina con due inviti ai giovani: credere nel “per sempre” e non farsi rubare la speranza, presi dalla convinzione che “non si può fare nulla”, solo così i giovani possono essere reali protagonisti delle proprie vite e della società in cui vivono.

La seconda parte della mattinata vede come protagonista l’intervento di Peggy Harsthon, Presidente di Heartbeat International, la federazione americana dei Centri di Aiuto alla Vita, che ha come titolo “Da chi posso prendere esempio? Servire la vita con amore: un impegno planetario”. La relazione apre ancora di più il concetto di protagonismo dei ragazzi, ampliando lo sguardo alla realtà americana e alla specifica visione planetaria dell’Associazione. 
Heartbeat International è, infatti, un network di 2000 associazioni con sedi in tutto il mondo, tra cui i CAV e le case di accoglienza italiani. Heartbeat nasce come associazione umanitaria ed è poi diventata un’associazione cristiana di tipo ecumenico. Suo scopo principale è contrastare l’aborto, non in termini di negazione ma di mani che si tendono all’altro, nell’accoglienza della donna e delle sue difficoltà. In questo modo non si aiuta solo la donna ma la famiglia e la società intera. La Harshton presenta ai ragazzi le diverse realtà dei CAV a livello mondiale: Stati Uniti, America Latina, Africa, Australia, Asia e la realtà della “SOS Vita Americana”, la Option Line, un numero verde attivo 24 h su 24 dedicato alle donne che affrontano una gravidanza complicata da diversi fattori. I numeri di donne aiutate presentano in maniera inequivocabile la grandezza del lavoro della realtà prolife: ogni anno le risposte date alle donne sono più di 240.000 e i bambini salvati grazie a questa linea verde sono 3000 ogni settimana, che significa salvare una vita ogni 4 minuti!


La mattinata si conclude con i gruppi di lavoro: i giovani vengono organizzati e guidati in un approfondimento delle tematiche della mattinata dai ragazzi dell’Equipe giovani del Movimento Per la Vita, sulle questioni che sono sorte in platea durante le relazioni. Il pomeriggio è, poi,  dedicato alla vacanza, nel bellissimo golfo che ospita i ragazzi.

Keep calm and... prepara la valigia per il Quarenghi!



Se siete ancora indecisi a partecipare alla spumeggiante settimana del Life Happening Vittoria Quarenghi, oggi abbiamo deciso di darvi 5 buoni motivi per preparare le valigie e venire a Maratea, così da condividere con noi una settimana che, ve lo promettiamo, e ne siamo già certi, sarà indimenticabile!

1) Cambiare meta “turistica”… e non pentirsene.

La solita vacanza è bella, sì, confortevole, anche… ma volete mettere l’adrenalina di scoprire qualcosa di nuovo, che è vero all’inizio può far anche un po’ timore, ma poi vi restituisce più di quanto credete?
Il Quarenghi per il 70% dei ragazzi che vi partecipano è proprio questo: un “tuffo” in qualcosa di nuovo e inaspettato… tanti sorrisi e condivisioni importanti nel corso di una settimana, che a quanto dicono, passa sempre troppo in fretta.

2) Relax in una location da sogno, a un prezzo davvero accessibile.
Villa del Mare è una chicca sulla scogliera, e vi accoglierà nel migliore dei modi, dal 26 Luglio al 2 Agosto. Senza dubbio un’eccellenza del settore, a servizio di un seminario importante come il Quarenghi. La formazione, ci piace ancora di più, se coniugata con autentici momenti di spensieratezza e relax: crediamo che sia questo il giusto mix! Cerchiamo semplicemente di creare le condizioni più favorevoli possibili per un vero momento di crescita personale, e per questo non trascuriamo nemmeno quelle economiche.

3) Nuove amicizie, e non solo su facebook!
Ve la ricordate, quella dinamica relazionale fatta di condivisione, di complicità, di belle emozioni, che poi si trasformano, nel tempo, in ricordi che segnano una vita? Ecco... sì, parlo di quella! Parlo dell’amicizia che spesso trovi per caso, e nonostante i chilometri, spesso rimane viva e profonda! Non ci credete? Vi invitiamo a provare! (Nel frattempo, scusatemi, ma prima di continuare devo telefonare alla mia amica campana: non vediamo l’ora di rincontrarci proprio a Maratea)

4) Trovare del tempo per fermarsi senza interrompere il proprio cammino.

Ammettiamolo, a volte ne abbiamo bisogno: desideriamo tanto qualche giorno di serenità e distensione per prenderci del tempo e riflettere su quello che non ci fa dormire poi così sereni la notte. Ve lo assicuriamo: il Quarenghi è l’occasione adatta per fare tutto ciò, sostenuti da un clima costruttivo e collaborativo, attento alle proprie esigenze e sensibile alle tante vite che si incontrano. Chi ha già partecipato vi potrà raccontare di cammini che si incrociano, si arricchiscono, e riprendono in una corsa ancor più spensierata di prima. Non abbiate timore a chiedere! Le esperienze come queste sono fatte anche per essere condivise.

5) Tornare a casa e cominciare a ri-credere che il mondo non fa così tanto schifo!

Non abbiamo alcun segreto, ma abbiamo una sola certezza: se deciderete di unirvi a noi, per Domenica 2 Agosto avrete scoperto che il “segreto” siete esattamente voi e come decidete di guardare e abbracciare il mondo. E capirete, anche, che quelle spese sino ad ora sono solo belle parole dal tono apologetico! Noi proviamo a testimoniarvi lo stupore e la meraviglia che qualcun altro ci ha donato in precedenza, e di questa sappiamo che saprete farne vero tesoro, come più riterrete opportuno.

Che dirvi di più, ragazzi? Noi cominciamo a pensare cosa mettere in valigia (che è sempre un “grosso problema”, da non sottovalutare :P )… ma voi, prima ancora, non scordate di iscrivervi eh!
Vi aspettiamo tutti a Maratea: siamo già pronti ad accogliervi con un bel sorriso! 

Per info e iscrizioni: seminarioquarenghi.blogspot.it

Daniela S.

20 giugno: tutti a Roma a difendere la famiglia!

20 Giugno: Roma, Piazza san Giovanni. Il movimento per la Vita e tanti altri marceranno in difesa della famiglia 



Io ci sarò. Per gridare, insieme a tanti altri, che non si può più tollerare la menzogna e la pretesa di imporre ideologie fondate sul nulla a scapito di diritti dei più deboli. I bambini, fin dalla nascita, hanno bisogno della presenza delle due figure genitoriali maschile e femminile. Lo dicono la grande maggioranza degli psicologi dell’età evolutiva. Chi lo nega è in malafede perché non ci sono dati certi che dimostrino il contrario. La Convenzione sui diritti dell’infanzia, approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e sottoscritta da 194 Stati, compresa l’Italia, afferma, fra l’altro, che “in ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico, iniziativa pubblica o privata di assistenza sociale, l'interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente”. Anche se ci fosse un dubbio, per il principio di cautela, la legge non dovrebbe mai consentire l’adozione di minori da parte di coppie omosessuali. Questo è il punto. La teoria del “gender” che, sostenuta da potenti lobbies internazionali, si sta cercando di imporre all’opinione pubblica e che viene richiamata per sostenere il diritto a chiamarsi “famiglia” e di accedere quindi all’adozione da parte di coppie gay o lesbiche, è pura ipotesi, non suffragata da dati biologici o genetici comprovati. Alcuni genetisti avrebbero individuato variazioni “puntiformi” del genoma responsabili dell’orientamento psicologico in senso maschile o femminile indipendentemente dai caratteri sessuali genetici e somatici. Si tratta di osservazioni sporadiche e non sostenute da dati statistici attendibili. Perché, dunque, pensare che si possano ritenere equipollenti la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna (o, comunque, una coppia di fatto), e una convivenza omosessuale dal momento che a quest’ultima, per un criterio di tutela verso i minori, non deve essere concessa l’adozione anche quando questa dovesse avvenire tramite fecondazione eterologa o il pagamento di uteri in affitto? Questa domanda ha una base costituzionale e giuridica ben precisa.

Lo Stato, infatti, ha (o dovrebbe avere) un di più di attenzione sul piano normativo e delle tutele sociali verso la famiglia fondata sul matrimonio non perché ha il compito di proteggere i rapporti affettivi, ma perché la coppia eterosessuale assume l’onere della procreazione, assicurando la sopravvivenza della società nella quale vive, provvede, a proprie spese, alla crescita dei figli e si fa carico della loro educazione ai valori civici e morali. Nessun problema verso l’omosessualità. Io non mi sento “omofobo”. Ma non si possono trattare in modo uguale situazioni che sono radicalmente diverse, soprattutto quando potrebbero andarci di mezzo i diritti dei più deboli. I diritti civili in vigore per ogni cittadino garantiscono già tutte le richieste delle minoranze omosessuali. Si vuol giungere ad una normativa che dia qualche garanzia in più per loro? Bene, ma per favore non si faccia confusione, neppure terminologica, tra famiglia, matrimonio e convivenze omosessuali.

Per questi e molti altri motivi, bisogna partecipare in molti alla marcia del 20 giugno, anche se costa un po’ di fatica. Chi tace ….acconsente. E’ questo il momento di dire alto e forte il dissenso verso proposte di legge (Scalfarotto; Cirinnà…) che sono contrarie ad ogni regola di comune buon senso civico. L’Italia dovrebbe essere orgogliosa di non allinearsi al pensiero unico dominante nella maggioranza dei Paesi occidentali: scrolliamoci di dosso i complessi di inferiorità e diamo al mondo lezioni di civiltà e di indipendenza rifiutando pericolose omologazioni contrabbandate come progressiste.

Angelo Passaleva


 
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